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20.06.2019

«La mia maturità
in un letto
d’ospedale»

L’esame di maturità si svolge non solo sui banchi di scuola ma anche via Skype da un letto d’ospedale
L’esame di maturità si svolge non solo sui banchi di scuola ma anche via Skype da un letto d’ospedale

ROMA Gli esami di maturità sono sicuramente qualcosa di speciale, ma per qualcuno lo sono un po’ di più. Silvia Ronchi, quasi 19 anni, di Brescia, ieri mattina era tesa come tutti i maturandi che si apprestavano ad affrontare la prima prova. Solo che nel suo caso a fare da contorno all’esame non c’erano le file di banchi allineati nel suo istituto scolastico di Brescia, bensì una stanza dedicata alla scuola in ospedale al Bambino Gesù di Roma, e un pc con la connessione a Skype, che per fortuna non ha fatto troppo le bizze.

 

IN QUESTO AMBIENTE quieto Silvia, che studia al Liceo Gambara, ha eseguito la prima prova scegliendo il tema sull’illusione della conoscenza nel mondo contemporaneo. «Non era forse il più semplice - spiega - ma era quello che mi stimolava di più». «Non mi è mancato il sostegno degli altri compagni - aggiunge - anche tramite dei messaggi naturalmente non durante le prove, e quello dei professori che operano al Bambino Gesù, che ringrazio e che non mi hanno lasciata un attimo come era giusto che fosse. Ho perso l’ultimo mese di scuola tra maggio e giugno e mi hanno davvero aiutata». Tutti le si sono infatti stretti intorno, per un traguardo che non è per niente banale: «Per le cure il mio percorso scolastico, dalle medie alle superiori, è stato molto particolare - prosegue Silvia . Ho dovuto per la malattia saltare non solo un mese quest’anno ma più mesi in anni passati. Si può dire che ho fatto un anno si e uno no. Fino all’ultimo avevo paura di dover spostare l’esame a settembre, averlo fatto è stata una cosa grande». La ragazza farà la seconda prova sempre in ospedale, e spera di poter dare l’orale a Brescia, perchè il periodo dedicato alla terapia che l’ha trattenuta a Roma termina domani. Il pomeriggio dopo il tema è stato dedicato al riposo e poi «al ripasso matto», e Silvia aspetta solo di ricevere come premio l’abbraccio della nonna, quando tornerà a casa, dove è ospite dopo un paio di settimane di ricovero in ospedale: «Di sicuro mi farà un interrogatorio su come è andata».

 

SUL FUTURO è ancora indecisa, ma forse studierà psicologia o scienze politiche. «La scuola in ospedale - conclude- riesce a farti rimanere attaccato alla normalità». Sono 3.250 i ragazzi che nel 2018 hanno usufruito della scuola in ospedale al Bambino Gesù.

 

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