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14.08.2020 Tags: Brescia

In Poliambulanza
terapia intensiva
«Covid-free»

La gioia per un risultato importantissimo: la rianimazione della_Poliambulanza ora è «Covid free»
La gioia per un risultato importantissimo: la rianimazione della_Poliambulanza ora è «Covid free»

«In un mese e mezzo abbiamo avuto tanti morti come in tutto il 2019», lo diceva il responsabile della Terapia intensiva, Giuseppe Nicolini lo scorso aprile. Parlava delle settimane nel cuore di marzo, le più difficili, «quando la realtà superò l’immaginazione», disse. Erano i giorni della grande corsa a creare posti di Terapia Intensiva, una corsa che cambiò il volto della struttura sanitaria di via Bissolati, portandola da 16 a 80 posti letto dedicati ai Covid in pericolo di vita. Era il fondo del pozzo, ma si immaginava l’uscita e si pensava già ad un dopo: «Premesso che per eventi eccezionali come questo non si sarà mai preparati abbastanza - diceva l’anestesista-rianimatore -, credo che sarà utile alzare la quota media di posti di Rianimazione nella nostra sanità». ORA LA POLIAMBULANZA ha tagliato il traguardo per il quale gente come Nicolini, i suoi colleghi medici, gli infermieri e tutto il personale, hanno lavorato quasi senza sosta: in Terapia intensiva non c’è più nessun paziente con il coronavirus. Il reparto, come si dice, è Covid free. L’ultima paziente, una donna, è in fase di dimissione. E la Poliambulanza festeggia il ritorno alla normalità, quella che a fine febbraio è stata sconvolta dall’arrivo al Pronto soccorso del primo paziente infetto. Quei primi casi li racconta alla newsletter dell’Ordine dei medici ed odontoiatri di Brescia il geriatria, Francesco Baffa Bellucci. «Notte di guardia. Che qualcosa non stesse andando per i verso giusto lo avevo capito già al pronto soccorso: incrociando un collega notai il suo sguardo demoralizzato e nel momento del contatto visivo sussurrò a mezza bocca: “Un disastro...”. Pochi minuti per raggiungere il reparto, indossare i dispositivi di protezione individuale e raccogliere le consegne da parte del collega smontante: «Preparati... ho fatto il possibile, ma arrivano in Pronto soccorso senza sosta... scusami”. Mai un tale avvertimento fu più azzeccato. Per certi versi fu una notte memorabile, non ebbi un attimo di tregua, fino all’alba: per tutti era la stessa, implacabile diagnosi: polmonite interstiziale bilaterale. Mi ricordo ancora molte delle loro facce: occhi lucidi e febbricitanti, e quella tosse stizzosa, quasi canina». LE COSE SONO andate avanti così ancora per molto. Anche peggio di così, superando per ricoveri e stress nei reparti i giorni di febbraio quando comparve l’epidemia: «Sono andata avanti come un treno - racconta all’Ordine un altro medico della Poliambulanza, Angela Cassinari - fermandomi a riflettere e a piangere solo quando ho constatato la morte di un paziente che aveva l’età di mio padre. E scuotendomi la testa e asciugandomi le lacrime mi sono imposta di pensarci solo quando questo cataclisma sarebbe finito. Ma ricordo tutti i nomi dei pazienti che ho visto morire e a cui ho tenuto la mano negli ultimi istanti». Ieri, anche questi medici che hanno affidato all’Ordine le loro testimonianze avranno sicuramente festeggiato l’uscita dell’ultimo contagiato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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