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03.06.2020 Tags: Brescia

La vittima fu un
teste chiave nel
processo per piazza Loggia

Avvocati con le fotografie al centro del processo d’appello FOTOLIVE
Avvocati con le fotografie al centro del processo d’appello FOTOLIVE

Era sempre giugno. Allora, nel 2015, fu lui, con una testimonianza che si rivelerà di rilevanza fondamentale nel processo d’appello celebrato a Milano contro Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, per la strage di Piazza Loggia, a voler dare il proprio apporto. Precisando di non aver «niente da perdere». Lunedì sera quel che aveva da perdere, la vita e pochissimo altro, l’ha perso. Tutto. «Futili motivi» spiegheranno coloro che indagano. Niente a che fare con la strage di Piazza della Loggia. Una situazione di degrado è stato detto parlando dell’omicidio di Esine, dell’altra sera. Alcuni anni dopo che Vincenzo Arrigo aveva deciso di non portare con sè, per sempre, quanto gli avrebbe rivelato Maurizio Tramonte, quando erano in cella insieme. Dichiarazioni che verranno contestate da Tramonte, ma che si riveleranno di particolare rilevanza per l’accusa, rappresentata dal Pg Maria Grazia Omboni. Questo con riguardo alla posizione di Maurizio Tramonte. Arrigo quindi, estraneo alla vicenda della strage, il 23 giugno 2015 si presentò davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Milano. NEL CORSO della deposizione entrò senza alcuna titubanza in dettagli che si sarebbero poi rilevati importanti. Dettagli che vanno dalla fotografia che Tramonte gli avrebbe mostrato e che non era quella già comparsa nel processo di primo grado, alla presenza in piazza dell’ex fonte Tritone il giorno della strage. Tramonte, quindi che gli avrebbe confidato d’essere andato in piazza Loggia il 28 maggio 1974 «solo per curiosare, con il fratello» e che «non aveva capito la ragione per cui era stata lavata la piazza» ma «che era stato meglio così». Confidenze da carcere, scambiate a Verziano, tra il 2002 e il 2003. Tra le questioni principali evidentemente ci fu quella della foto che Tramonte gli avrebbe mostrato. Anche in aula, come davanti agli inquirenti nei mesi precedenti, Arrigo non ha avuto esitazioni: «Tramonte è questo». E ha ricordato anche di quando il compagno di detenzione gli avrebbe parlato di «uno che vive in Giappone e di Maggi». Le confidenze di Tramonte a Arrigo su ciò che attiene al processo strage a quanto pare non sarebbero, stando ad Arrigo, state poche. Si parlava «per settimane, una o due volte al giorno. Aveva un fascicolo «grande così da cui tirò fuori la fotografia e mi chiese se lo riconoscevo. Poi disse, «io sono questo qui». Ad Arrigo l’ex compagno di carcere avrebbe confidato «delle riunioni a cui partecipava per riferire ai servizi segreti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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