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28.10.2020 Tags: Brescia

La Vittoria
«per sempre»
in metrò grazie ad Isgrò

L’artista siciliano Emilio Isgrò e sullo sfondo la sua opera donata alla città  FOTOLIVEUn’inaugurazione condizionata dalle disposizioni  del Dpcm  FOTOLIVE
L’artista siciliano Emilio Isgrò e sullo sfondo la sua opera donata alla città FOTOLIVEUn’inaugurazione condizionata dalle disposizioni del Dpcm FOTOLIVE

La Vittoria Alata genera cloni. Il primo, dalle dimensioni spettacolari, è comparso ieri alla stazione Fs della metropolitana. A disegnare la sagoma dell’Afrodite contro il muro, accostando 203 pannelli, è l’artista concettuale Emilio Isgrò. Altri ne vedremo di cloni in questi mesi di celebrazione del ritorno in città dell’originale. Si pensi a «Vittoria, il lungo viaggio di un mito», mostra in programma alla fine dell’anno prossimo, che ripercorrerà l’iconografia legata al famoso bronzo attraverso 2500 anni. Ma anche la Nike Metafisica di Vezzoli rimanda alla Vittoria Alata. L’installazione di Isgrò con la Nike di Vezzoli condivide un destino: opere contemporanee, certo, che evocano il passato remoto, ma anche opere che resteranno alla città potenzialmente per sempre. Non sono legate al tempo dei festeggiamenti, ma al tempo lungo del patrimonio cittadino. Fondazione Brescia Musei grazie a fondi ministeriali comprerà la Nike, Isgrò dona la sua installazione. Sicuramente la vedremo per 10 anni sulla parete della stazione della metro, 200 metri quadrati; ma è più che probabile che Brescia Mobilità, che la riceve in comodato, lì la lasci. LE MISURE del Governo per il Covid hanno reso monca la inaugurazione dei suoi aspetti pubblici, mondani. Fondazione Brescia Musei e Brescia Mobilità hanno fatto le cose in intimità, con i soli viaggiatori di passaggio per pubblico. La conferenza stampa l’hanno organizzata da remoto, al Centro Paolo VI, e poi si sono trasferiti alla stazione Fs per il battesimo dell’installazione. Si è scritto già molto di quest’opera, che è tra le più grandi presenti nelle metropolitane del mondo. La novità è, appunto, che l’anziano artista di Barcellona Pozzo di Gotto la dona a Brescia, città alla quale si sente particolarmente legato. Ha ricordato la sua prima volta qui, ventenne invitato ad un dibattito. E per sé non ha voluto alcuna ricompensa, le spese che Fondazione Brescia Musei ha dovuto sostenere sono per la realizzazione dei pannelli di fibrocemento fresati (100mila euro di cui 10mila alla Fondazione Isgrò), mentre Brescia Mobilità ne ha messi 50mila per il montaggio. Un grande puzzle per il quale sono venute utili le risorse del Fondo Romeda, il lascito dell’artista iseano destinato a progetti di arte contemporanea, come è appunto quello di Emilio Isgrò. «ARTISTA MA anche letterato», ha ricordato Francesca Bazoli, presidente della Fondazione, che in questa operazione ha un ruolo che va oltre quello istituzionale: le si deve il primo contatto, e la volontà di portarlo in fondo. L’amore per i classici e la classicità (Isgrò qui cancella il primo canto dell’Eneide), deve aver favorito il rapporto, lo si capisce quando evocano il primo incontro. Che sarebbe stato niente «se come in precedenti occasioni - ha detto Carlo Scarpa, presidente di Brescia Mobilità - alle prime avversità avessimo detto stop», come è successo con i progetti di Mimmo Paladino, mai andati in porto su quella stessa parete. «Ma questa volta abbiamo voluto andare avanti», ha ribadito. Flavio Pasotti, presidente di Metro Brescia, fa un parallelismo tra la Vittoria vera, la statua, «opera di siderurgia e metallurgia che ha a che fare con la nostra tradizione» e quella di Isgrò che ha a che fare «con la cultura tecnica dell’oggi, con la meccanica della fresatura che è una delle grandi conoscenze delle aziende bresciane». «Un’opera che ha la capacità di abitare gli spazi della modernità», ha ribadito Bazoli. Ragionamenti attorno alla collocazione in metropolitana: Marco Bazzini, il curatore, ha ricordato che è quasi una vocazione quella delle stazioni ad ospitare l’arte, e ha elencato esempi nel mondo. E PERCHÈ LA FS,? Perchè è la nuova porta della città. «Ricordi l’inaugurazione di Boni del casello Ovest dell’autostrada?» scambiano Pasotti e Del Bono. Ma i caselli non divennero mai dei veri «gate». In operazioni come queste si legge l’ambizione della città di andare oltre la provincia, «un’ambizione - ha detto il sindaco - di giocare un ruolo nazionale». E viene all’attualità, per dire di non cadere nel tranello di chi dice «con i problemi che abbiamo ora perdiamo tempo con l’arte e la cultura»: «Senza identità culturale c’è un vivere spalla a spalla ma non c’è una comunità» ha affermato Del Bono. «L’arte è come la religione», ha detto Emilio Isgrò • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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