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25.01.2020

«Le parole hanno peso Siate nobili e gentili»

Il vescovo e il presidente dell’Ordine nell’incontro con la stampaPrima dell’incontro al centro Paolo VI il vescovo ha celebrato la messa per i giornalisti bresciani  FOTOLIVE
Il vescovo e il presidente dell’Ordine nell’incontro con la stampaPrima dell’incontro al centro Paolo VI il vescovo ha celebrato la messa per i giornalisti bresciani FOTOLIVE

Nobiltà e gentilezza, per «rendersi reciprocamente onore». Il rapporto giornalisti lettori dovrebbe basarsi su questo, disinnescando la violenza del linguaggio e «non dando spazio alla falsità», offrendo parole vere e buone perché «c’è un effetto disgregante nel linguaggio violento e falso». IL VESCOVO di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada, ha voluto lanciare questo messaggio ai professionisti dell’informazione, riuniti al centro Paolo VI in occasione della festività di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti: «Noi siamo costretti a fidarci di voi, non possiamo verificare ciò che raccontate: siate sempre guidati da un insuperabile senso etico e dalla deontologia professionale». L’incontro tra la stampa bresciana e la guida della Diocesi, intitolato «Il peso delle Parole. Le parole che feriscono, le parole che costruiscono, le parole della deontologia», ha visto come protagonista anche Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, che ha ricordato come «tutto sarebbe più semplice se ci ricordassimo i principi deontologici e legali della nostra professione: dobbiamo conformarci a verità, lealtà e linguaggio. Al contrario di quanto avviene nei social, piano inclinato in cui la distruzione del linguaggio e del rispetto sembra ineluttabile, dobbiamo recuperare il rapporto con la realtà, cercando e verificando i fatti». Monsignor Tremolada è andato al di là della mera valenza informativa del linguaggio, individuando altre tre caratteristiche della parola: il suo valore performativo, che produce un effetto su chi ascolta «come un sigillo che si imprime sulla ceralacca»; una valenza espressiva, con cui «la propria soggettività prende forma agli occhi dell’altro»; un senso relazionale, perché «la parola getta un ponte e attende sempre una risposta». «Menzogna e violenza sono le due modalità con cui mortificare la parola, che è chiamata non solo ad essere vera, ma anche buona – ha sostenuto il vescovo di Brescia -. C’è una correlazione tra la parola che diventa cattiva o falsa e due comandamenti, quelli sulla falsa testimonianza e sul non uccidere». Nel Discorso della montagna, Gesù affronta entrambi i temi, parlando del contesto pubblico e del fatto che «c’è un modo di uccidere che avviene attraverso la parola». E il linguaggio di oggi, secondo monsignor Tremolada, è «particolarmente violento» per due motivi: la rabbia, «motivata o da una scontentezza diffusa o dall’intolleranza per una situazione considerata ingiusta» e la paura, «della diversità ma anche di non saper controbattere a ciò che uno dice». Due sentimenti che «si possono ritrovare in una società realtà totalmente polarizzata sull’Io soggettivo, con tanti soggetti che vivono l’esperienza di un’estraneità reciproca e che si devono difendere: la modalità dei social è quella che più consente di esprimere questo contesto», ha analizzato il vescovo. Da qui, la consapevolezza che chi si occupa di informazione deve avere riguardo al proprio ruolo: «Attraverso il linguaggio, ci consegnate qualcosa che ha un peso, nei vostri articoli come negli editoriali – ha concluso monsignor Tremolada -. Con un linguaggio positivo e lontano dalla violenza, dovete aiutarci a leggere i processi che attraversano la società e a formare una coscienza critica, con un linguaggio che sia a favore della civiltà». •

Manuel Venturi
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