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17.01.2020

Le patenti ritirate
Due su tre alla guida
in stato di ebbrezza

Gli ultimi incidenti stradali, da quello delle due amiche investite e uccise a Roma alla comitiva di giovani tedeschi falciati da un’automobile in Alto Adige, confermano quanto le statistiche ormai da tempo raccontano. Troppa gente alla guida in condizione precarie, per usare un eufemismo, spesso dopo aver bevuto o assunto droghe. Lo rivela un indicatore interessante e insieme preoccupante: il numero delle patenti ritirate. Secondo dati pubblicati sul sito della Prefettura di Brescia, l’anno scorso oltre il 70 per cento dei provvedimenti di sospensione della patente, due conducenti su tre, hanno riguardato appunto persone a cui Polizia stradale, Carabinieri, Polizia locale, Guardia di Finanza, ecc, hanno riscontrato il superamento del tasso di 0,5 grammi/litro e quindi disposto il ritiro del documento.


SONO TRE le grandi» famiglie delle violazioni. Nel 2019 la patente per guida in stato di ebbrezza è stata sospesa a 1.746 persone su un totale di 2.386; a dividersi il resto della poca invidiabile classifica la guida pericolosa, 489 casi, e il consumo di stupefacenti, 151. In generale nell’anno appena trascorso invece sono state ritirate quasi tremila patenti, 2839: 2498 a conducenti maschi e 341 donne. Attenzione però. Questi sono solo i documenti ritirati sulla strada nell’immediato, mancano all’appello le patenti sospese successivamente all’episodio contestato, in seguito agli accertamenti effettuati dalle forze dell’ordine. Una cifra quindi destinata a lievitare, e non di poco, ad accentuare un fenomeno che impone una guardia sempre alta. In ogni caso, anche se parziali, questi numeri bastano a dare l’idea dell’imprudenza di tanti conducenti, seduti al volante senza alcuna consapevolezza dei danni che possono fare.


SE SI PRENDE in considerazione l’età i più indisciplinati appartengono alla fascia compresa tra 40 e 59 anni, che sopravanza di una lunghezza la classe tra 25 e 39 anni. I giovani purtroppo non scherzano e la prudenza non va di pari passo nemmeno con l’età per 204 conducenti over 60 privati della patente. I numeri della Prefettura distinguono anche il ritiro del permesso di guida mese per mese rivelando un andamento abbastanza costante senza picchi: i mesi estivi comunque, da giugno a settembre, occupano la parte alta della classifica. C’è almeno un motivo di consolazione in questo panorama desolante perchè il raffronto con i periodi precedenti evidenzia una progressiva e marcata riduzione delle patenti ritirate che nel 2018 erano state 3.791 e dieci anni fa, nel 2010, ben 4.412. Se si scorre la recente e triste graduatoria degli incidenti mortali sulle nostre strade (60 morti nel 2017, 86 nel 2018 e 81 nel 2019), che negli ultimi due anni ha registrato una ripresa, si potrebbe giustamente sospettare una indulgenza fuori luogo delle forze dell’ordine nella repressione di determinati comportamenti alla guida. Ma non è così, perchè la riduzione del numero delle patenti ritirate è frutto, commentano gli addetti ai lavori, di una accresciuta consapevolezza degli automobilisti tanto che, viene ricordato, sulle strade italiane si è passati dai 7mila morti all’inizio del millennio agli attuali 3000, mettendo a segno un incoraggiante calo. Salvo gli ultimi due anni che hanno invece visto rialzare al testa delle stragi stradali. Una condotta più prudente degli automobilisti è frutto anche dell’introduzione della patente a punti, che ha «suggerito» una maggiore attenzione quando si guida. C’è però, a dire il vero, anche da registrare la voce di chi lamenta una inadeguata presenza delle forze dell’ordine sulle strade, alle prese con una cronica carenza di organico, e di pari passo l’insufficente dotazione di strumenti per disporre controlli sugli automobilisti, dall’etilometro per la percentuale di alcol al controllo sull’assunzione di stupefacenti. Di recente il ministero dell’Interno e l’Anci, l’associazione dei Comuni hanno siglato un accordo che prevede un maggior coinvolgimento della Polizia locale nei controlli stradali. Buona l’idea, solo che mancano le risorse per metterla in pratica perchè servirebbe un aumento degli organici della Locale, difficile da sostenere per i Comuni.


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William Geroldi
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