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18.04.2019

Le rimesse tornano a crescere: nell’ultimo anno a 183 milioni

Le rimesse sono tornate a correre. Dopo il crollo del 2013, gli immigrati che vivono in Italia hanno ripreso con vigore l’invio di denaro nei paesi d’origine. Lo rileva uno studio della Fondazione Leone Moressa sui dati della Banca d’Italia: nell’ultimo anno il volume delle rimesse ha registrato un improvviso aumento (+20,7%) dopo anni di sostanziale stabilizzazione. Il valore degli euro che escono dal nostro Paese verso porti più lontani è pari allo 0,35% del Prodotto Interno Lordo, ovvero 6,2 miliardi. ANCHE la provincia di Brescia si è allineata alla crescita delle rimesse: rispetto all’anno precedente è uscito dalla provincia il 13,6% in più, pari a 183,20 milioni di euro. Una cifra che è pari al doppio di quella versata dall’intero Trentino Alto Adige o al 50% in più di quella del Friuli Venezia Giulia. Dal 2012 al 2018 le rimesse uscite da Brescia sono cresciute del 31%. Dalla sola Lombardia nel 2018 sono fuoriusciti 1,4 miliardi di euro, 953 milioni dal Lazio. Entrambe hanno registrato un aumento dell’ultimo anno rispettivamente del +22,4 e +22,2%. La regione meno fruttuosa è la Valle d’Aosta con 9,3 milioni di euro di rimesse. A livello provinciale, però, è Roma a registrare i volumi più significativi con 825,2 milioni di euro, seguita da Milano (741,8 milioni). In generale, le rimesse sono fortemente concentrate al Centro-Nord, in cui si ha una maggiore incidenza di residenti stranieri. I Paesi di destinazione delle rimesse? Bangladesh (+35,7% rispetto all’anno precedente, negli ultimi sei anni ha triplicato il proprio volume) e Romania (in calo però del 14,3% negli ultimi sei anni) prima di tutto, a seguire Filippine, Pakistan (+73,9% rispetto al 2017) e Senegal. Mediamente, ciascun immigrato che vive in Italia ha inviato nella propria patria di origine poco più di 1.200 euro all’anno, circa 100 euro al mese. Con notevoli differenze in base alla nazionalità: le più povere sono Romania (50,29 euro mensili) e Marocco (66,14 euro), il valore più alto è quello del Bangladesh con 460 euro al mese per ciascun cittadino. Secondo Michele Furlan, presidente della Fondazione, «le rimesse rappresentano la prima forma di sostegno degli immigrati allo sviluppo dei paesi d’origine». Un dato, però, che può essere letto in vario modo: «Da un lato, le rimesse evidenziano la disponibilità finanziaria degli immigrati legata alla ripresa economica – aggiunge Furlan -. Dall’altro lato si tratta di mancati consumi e investimenti in loco. Una maggiore integrazione, dunque, dovrebbe portare anche ad un minor legame col paese d’origine». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

SI.SAL.
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