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20.02.2020

Letta: «Formazione, le cinque chiavi per il successo»

Enrico Letta ospite ieri dell’apertura d’anno del Collegio Lucchini
Enrico Letta ospite ieri dell’apertura d’anno del Collegio Lucchini

Enrico Letta e la sua generazione sono «cresciuti nella convinzione di essere al centro del mondo» in quanto europei. Gli ultimi vent’anni hanno però fortemente affievolito questa fede, complici il «cambiamento demografico senza precedenti e l’impressionante impatto delle nuove tecnologie». Da questa considerazione è necessario partire per riflettere su come debba essere impostata «la formazione dei giovani nella società globalizzata», tema su cui si è focalizzata la lectio magistralis impartita ieri dall’ex premier in occasione dell’apertura del nuovo anno di attività del Collegio Universitario «Luigi Lucchini». LA REALTÀ di via Valotti, intitolata all’imprenditore valsabbino e giunta all’ottavo anno di vita, gode di ottima salute. Come ricordato dal presidente della Fondazione Lucchini Mario Gorlani, il Collegio ha «i conti in ordine, cosa che tanto ovvia non è», una condizione di benessere finanziario «data dal sostegno convinto da parte dei due soci fondatori (la famiglia dell’ex presidente di Confindustria e UniBs) e «garantita dal supporto di una platea di vecchi e nuovi sostenitori». A ciò si aggiungono, e lo ha rivendicato la direttrice Carla Bisleri, «la reputazione e la considerazione crescente raggiunte dal Collegio», una stima certificata dalle undici nuove matricole e dai due dottorandi che si sono da poco aggiunti ai cinquantadue studenti già presenti, tutti invariabilmente ospitati per ragioni di merito e non di censo. Letta, dal 2015 direttore della scuola di affari internazionali dell’università Sciences Po di Parigi, ha prima ricordato come il nostro Paese abbia «un drammatico bisogno di investire nella formazione», uno sforzo da compiere anche alla luce del ridotto numero di giovani laureati sfornati dai nostri atenei, una carenza tale da «collocare l’Italia tra i fanalini di coda di tutte le classifiche internazionali». Cinque secondo il predecessore di Matteo Renzi a Palazzo Chigi le «parole chiave» da utilizzare per ovviare a questo deficit, diventato ormai strutturale. La prima è «diversità», concetto inteso come «la capacità di cogliere e valorizzare le esperienze che vengono da fuori», un requisito necessario per potere «reagire in tempo reale» alle vorticose trasformazioni della realtà che ci circonda. Le altre sono «orizzontalità», vale a dire un’attitudine alla multidisciplinarietà che consiste nell’avere «un piede nei politecnici e l’altro nelle scienze sociali, «molteplicità» (l’acquisizione di più e diverse mentalità) e «apertura», termine da recepire come «internazionalizzazione delle fasi di studio». Infine «italianità», caratteristica che consiste nella predisposizione al sapersi adattare e all’essere flessibili. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Zappa
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