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15.12.2019

«Librerie in crisi? Ma noi mettiamo la nostra qualità»

Le librerie della città provano a tenere botta rispetto alla concorrenza dell’e-commerce che si sta «mangiando» fette di mercato
Le librerie della città provano a tenere botta rispetto alla concorrenza dell’e-commerce che si sta «mangiando» fette di mercato

Il sorpasso di 2 punti percentuali annunciato a metà anno per quanto riguarda le vendite dei libri online (26%) rispetto a quelle in libreria (24%) non sembra preoccupare la maggior parte dei librai indipendenti bresciani che, a dispetto delle grandi catene, sentono di avere una marcia in più, anzi due: il rapporto umano con il lettore e l’offerta di un’esperienza, non solo di un titolo. E se è vero che, come evidenziato dall’inchiesta di Bresciaoggi di lunedì scorso 9 dicembre, che in provincia la crisi ha portato numerosissime librerie «pure» a chiudere, in città la passione spinge tutti a dare l’anima. «L’AUMENTO dell’e-commerce è maggiormente sentito dalle catene, che poco si differenziano dagli store online. I nostri clienti ci scelgono per un consiglio e per un confronto su una narrativa di qualità» fa notare Monica Ferrata, dell’omonima libreria in corso Martiri della Libertà. Eppure, secondo l’Associazione Italiana Editori, confrontando la prima parte del 2019 con lo stesso periodo del 2018, le vendite perse dalle librerie a conduzione familiare sono dell’1,5%, intercettate in parte dagli store online (+1,9%), in parte dalle grandi catene specializzate (+1%). «Non posso dire che il calo non si senta, ma la tendenza c’è da anni e noi ce la giochiamo sul piano della qualità e del piacere dell’acquisto in loco» spiega Valerio Berardelli della Nuova Rinascita in via della Posta. Un valore aggiunto sottolineato anche dalla collega esperta di libri per bambini Silvia Ranzetti, che invita la categoria a non essere pigra e a reagire all’avanzata dell’e-commerce con la creatività: «Il nemico delle librerie non è Amazon, ma è il libraio che non si aggiorna e che tratta la libreria come un negozio qualsiasi. Gli store online non fanno eventi, noi sì. Non consiglia e non stimola curiosità, noi sì». Un approccio che con i piccoli è ancora più importante:« L’esperienza di venire in libreria con i genitori o i nonni, di partecipare a laboratori divertenti ed educativi, di scegliersi il proprio libro toccandolo con mano fra mille, sono i fattori che ci differenziano e fidelizzano l’intera famiglia». La libreria, in questo modo, diventa un luogo di esplorazione, in cui respirare l’aria della fantasia e pregustarsi il piacere della storia che ci si appresta a leggere: «Non importa se poi qualcuno se ne approfitta e ci chiede consigli per poi uscire e acquistare online – ironizza Ferrata -. Noi siamo vicini alla stazione e questo accade soprattutto con chi è di passaggio, ma i casi sono pochi». Per chi, come Einaudi di via Pace, è una categoria a sé, il problema non è tanto il calo dovuto all’online, ma la diminuzione generale di lettori. Il brand, un po’ casa editrice un po’ libreria rateale, è uno dei pochi negozi in cui si applica la formula del conto aperto con quota mensile. «Oggi gli acquisti dei libri sono, come nella musica, emotivi - spiega il titolare Fabio Baldassi -. Non basta vendere in negozio, ma bisogna partecipare o organizzare eventi in cui i libri vengono acquistati sulla scia dell’emozione e della partecipazione. Gli incontri con gli autori e i firma copie funzionano ancora molto bene, così come le fiere del libro». E CHE GLI EVENTI siano la leva di acquisto, lo dimostra anche l’andamento delle vendite natalizie. Il Natale non è più il periodo dell’anno determinante per il fatturato: «Una volta novembre e dicembre rappresentavano il 30 o il 40% del business, oggi è tanto se si arriva al 20 - sottolinea ancora Baldassi -. Una cosa è certa: i romanzi si trovano ovunque, anche in edicola o al supermercato, ma i saggi di qualità, il cui acquisto va ponderato, no». Esperto di eventi in libreria è anche Marco Serra Tarantola di via Fratelli Porcellaga, libraio ed editore d’esperienza. Di iniziative, nel suo negozio con caffè se ne organizzano tantissime fra concerti, incontri e corsi:«Anche questi sono un veicolo per far entrare persone, anche se poi spesso si limitano a godersi lo spettacolo senza acquistare». Ma Tarantola è più pessimista dei colleghi: «Stiamo resistendo, ma l’online sta prendendo il sopravvento». Il motivo di questa avanzata? Non solo gli sconti ma, dice Tarantola, l’effetto sorpresa che si prova quando il postino porta il pacco «e peraltro in altri paesi, dove si legge di più, avremmo tutti spazio – conclude -, ma qui, con i pochi lettori rimasti, qualcuno viene escluso per forza». •

Michela Bono
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