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13.08.2020 Tags: Brescia

«Ma le decisioni andrebbero condivise di più»

Da ripensare gli spazi delle materne
Da ripensare gli spazi delle materne

«Tanti annunci mediatici ma con noi nessun confronto»: è contrariata Federica Maffezzoni, da anni maestra alla scuola comunale dell’infanzia e delegata sindacale per la Cisl di Brescia. Contrariata e preoccupata perché «pianificare dall’esterno è un conto, vivere in classe un altro; il Comune ha organizzato spazi, orari, mense, numeri di alunni senza nessun confronto con noi, sebbene come sindacati confederali e come Rsu per ben due volte abbiamo chiesto un incontro». Anche Marco Drera segretario Fp-Cgil conferma: «Non è tutto a posto e il Comune deve ascoltare l’esperienza di chi lavora nelle classi. Non vogliamo ostacolare il servizio, anzi, vogliamo agevolare la ripresa ma pianificandola insieme. Spazi, calendari, organici: tutti temi da affrontare insieme». Maffezzoni, da Rsu, insiste: «Non siamo mai state rese protagoniste dell’organizzazione della riapertura di settembre per la quale sono tanti i punti spinosi, in particolare il numero di bambini per sezione. Inizialmente si era ipotizzato un numero ridotto, cioè al massimo una dozzina di bambini, mentre ora, con il concetto di bolla educativa autonoma, si arriva anche a 25/28. A Brescia in ogni scuola dell’infanzia ci sono mediamente 20/25 bimbi. Dovendo tenere in classe tanti bambini senza intersezioni, gestire la classe è un problema. Chi non è mai stato in un’aula con una ventina di piccoli non sa che cosa significhi nella pratica. È vero che le linee guida sono nazionali ma il Comune avrebbe potuto fare un ragionamento più restrittivo, ma non tanto per avvantaggiare noi insegnanti ma l’utenza». INOLTRE LE SCUOLE bresciane sono multietniche, alcune quasi esclusivamente con un’utenza di famiglie di origine non italiana e quindi con difficoltà linguistico-culturali da non trascurare. Per gestire questi bambini in tali condizioni c’è bisogno di molto più personale: «Le 18 assunzioni annunciate dall’assessore non bastano, ne servirebbero 50/60. A Castegnato e Roncadelle, due comprensori statali, si è organizzata la ripresa con differenziazioni di orari a seconda delle esigenze delle famiglie e con un massimo di 12 bambini per sezione: se lo Stato va nella direzione di ridurre le classi e potenziare il personale perché Brescia non lo fa dato che ha spazi e risorse adeguati? Siamo in una situazione straordinaria da affrontare con idee inedite: per esempio un rientro con una sperimentazione di un paio di mesi per i bambini che già frequentavano e solo dopo inserire i bambini di 3 anni». Preoccupata anche M. L., insegnante in una scuola dell’infanzia statale e con un buon rapporto con la direzione del plesso «e questo conta – precisa – perché mi in questi mesi mi sono sentita abbandonata ma non dalla direzione della mia scuola: dalle istituzioni». PIÙ SERENA, «ma per carattere positivo» è L.G, maestra di sostegno in una primaria comunale: «Alla mia scuola pare sia tutto a posto anche se non sarà facile ricominciare con queste restrizioni, in primis con il concetto di distanziamento che con i bimbi è inapplicabile e anche pedagogicamente pericoloso perché rischiamo di creare future generazioni che hanno paura dei contatti fisici». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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