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18.02.2020

Maltrattava la moglie:
43enne condannato
a 3 anni e sei mesi

La moglie racconta di aver subito per  anni i maltrattamenti prima di  rivolgersi alla Casa delle donne
La moglie racconta di aver subito per anni i maltrattamenti prima di rivolgersi alla Casa delle donne

La pena inflitta dal giudice ha ricalcato la richiesta del pubblico ministero: tre anni e sei mesi di carcere. Si è chiuso con una condanna il processo a carico di un 43enne di origine albanese finito in una aula del tribunale di Brescia con l'accusa di maltrattamenti, minacce e stalking nei confronti della moglie, una trentenne connazionale. «Mi picchiava almeno due volte alla settimana – aveva raccontato in aula la donna – Le violenze sono iniziate subito quando è iniziata la nostra relazione e io avevo solo 18 anni. Non ho mai denunciato perché temevo che potesse infuriarsi ancora di più e poi mi vergognavo». SECONDO QUANTO raccontato dalla moglie dell’imputato, le violenze sarebbero iniziate nel paese di origine per poi proseguire a Susa, in Piemonte, dove la coppia abitava dopo essersi sposata, quindi di nuovo in Albania dove sono nate le loro due figlie (hanno 9 e 7 anni) e infine a Chiari dove la donna si era rifugiata da parenti quando aveva deciso di lasciare il marito violento. «Nel 2010 – aveva spiegato la trentenne – mi ha minacciato di morte con un coltello. Per anni ho dovuto subire». Nel 2016, una volta arrivata nel Bresciano, la vittima si era decisa a denunciare tutto alla «Casa delle donne». Non era bastato. L'uomo aveva continuato a tormentarla. Tra il gennaio e il febbraio del 2017 l'ex marito, ancora sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento, aveva iniziato a minacciare di morte la moglie e il 13 marzo insieme agli insulti era arrivata anche la fotografia di due proiettili. Una sorta di macabro avvertimento, ritiene l’accusa. In almeno sette occasioni la vittima si era rivolta ai carabinieri temendo non solo per la sua incolumità, ma anche per quella delle figlie e dei familiari visto che l’ex marito le aveva fatto sapere di conoscere dove abitasse. IERI IN AULA anche il 43enne ha voluto raccontare la sua verità: «Non l'ho mai picchiata – ha detto rispondendo alle domande del suo legale e del giudice che dopo una veloce camera di consiglio lo ha condannato a tre anni e mezzo di reclusione –. Non è vero quello che dice. Le ho sì mandato quei messaggi e pure l'immagine dei proiettili, ma perché si rifiutava di farmi parlare con le bambine anche se potevo. Avevo perso la testa per il risentimento nei suoi confronti». Il legale dell’imputato aveva chiesto per lui l'assoluzione per l’accusa di maltrattamenti perché a quelle violenze non avrebbe mai assistito alcun testimone e la riqualificazione da stalking a minacce per l'altro capo di imputazione. Il giudice ha invece accolto la richiesta della Procura e disposto per la donna un risarcimento di 10mila euro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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