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15.06.2019

Mense scolastiche, uno spreco da abbattere

Al vaglio iniziative  per ridurre gli avanzi nelle mense scolastiche, soprattutto di pesce e verdura
Al vaglio iniziative per ridurre gli avanzi nelle mense scolastiche, soprattutto di pesce e verdura

Nell’ambito dell’inchiesta condotta da Bresciaoggi sul cibo che i bresciani buttano nella spazzatura (circa un chilogrammo al mese pro capite), le mense scolastiche sono state additate da più voci come luoghi di grande spreco. È proprio così? Innegabile che nelle mense il rifiuto ci sia, soprattutto per quel che riguarda ciò che resta nei piatti dei bambini perché, se per il cibo non distribuito sono in atto progetti di recupero e riutilizzo, per quello che i singoli bambini non mangiano dopo averlo ricevuto le cose si complicano. Per vincoli sanitari, per problemi organizzativi ma anche per una questione di educazione alimentare: «I bambini solitamente non avanzano i primi ma insalate e pesce sono davvero difficili da far mangiare interamente – osserva Monica Terlenghi, la dirigente del Comune che segue il servizio di ristorazione scolastica – del resto non è possibile non servire il menù completo per motivi di normativa ma anche perché i genitori, che pagano per tutto il menù, potrebbero lamentarsi». È quindi una questione di educazione, dei bambini e delle famiglie. Per questo il Comune di Brescia continua nella sua opera pedagogica: il progetto «Alimentarsi: impariamo mangiando» di cui abbiano già dato conto «prosegue in forma più snella - garantisce Terlenghi - non porta più quella dizione, non c’è più un comitato scientifico ma le azioni di educazione alimentare e di recupero del cibo sono andate avanti anche nell’anno scolastico appena concluso nella settantina di scuole elementari e dell’infanzia gestite del Comune». IL DISCIPLINARE d’appalto, in fase di rinnovo, «prevede e prevederà ancora lo svolgimento di diverse azioni anche in collaborazione con le ditte fornitrici del servizio, al fine di modificare stili di alimentazione non sani, introdurre consapevolezza e capacità critica nel consumo di alimenti, anche di quelli difficilmente accettati dai bambini», spiega Francesco Falconi, dirigente dell’area servizi alla persona del Comune. Le preparazioni sono gestite dalle ditte che si occupano del recupero e della redistribuzione ad associazioni benefiche convenzionate, mentre il pane e la frutta che possono essere portati a casa dagli utenti vengono messi in un apposito contenitore, distribuito dal Comune. Come detto però ciò che i bambini avanzano nei piatti non può essere recuperato. «L’idea è, nel disciplinare d’appalto, di chiedere alle ditte di presentare un progetto anche per il recupero ad uso animale di questo tipo di avanzo – illustra Terlenghi - al momento tale opportunità è in corso di verifica». Ma l’azione più incisiva, anche se i frutti non si colgono nel breve termine, resta quella pedagogica: «Per settembre vorremmo riuscire a introdurre nelle classi la figura del dietista – annuncia Terlenghi – e mettere nuove azioni soprattutto in fase di elaborazione dei menù». •

Irene Panighetti
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