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07.07.2020 Tags: Brescia

Merli: «Pene troppo lievi per gli omicidi stradali»

Roberto Merli
Roberto Merli

Il Coronavirus l’abbiamo subito, ha spezzato tantissime vite. In questa lotta per la sopravvivenza ci siamo adattati rinunciando a uscire e a guidare, almeno chi ha potuto. Volenti o nolenti, si è verificato l’impensabile: zero incidenti. Un piccolo sollievo riguardava il fatto che almeno quelli sulle strade, ragazzi neopatentati e anziani lavoratori a fine turno, fossero al sicuro. E invece. «Ci ha colpito un’enorme sciagura sanitaria per la quale non potevamo fare nulla, ci “consolavamo“ con quest’assenza di morti sulle strade. Fiorivano discorsi sulla responsabilità sociale. Tutto cambierà, il mondo sarà migliore. Al contrario, appena tutti hanno potuto circolare, sembrava che avessimo scordato di nuovo la bellezza della vita. Sono cose diverse, certo, ma per un attimo è sembrato che vedere tante persone morire innescasse una solidarietà enorme. Due secondi prima: “Quant’è preziosa la vita“, due secondi dopo pareva non esserlo più così tanto» dice amareggiato Roberto Merli presidente dell’associazione Condivere la strada della vita, che 20 anni fa perse suo figlio 15enne, falciato in sella a una moto da cross da un guidatore che aveva bevuto. Oggi tante persone piangono per le ultime tragedie di Lonato, Edolo e Bagnolo Mella, dove è stata uccisa sulle strisce una bambina che aveva tutta la vita davanti a sé. «È una strage costante: sembra che tanti abbiano voglia di esagerare. Non sono incresciose fatalità. Nel caso di questa bimba di 9 anni poi cosa possiamo dire? È criminale il comportamento di chi investe una famiglia sulle strisce e scappa. E sinceramente mi piacerebbe che chi dovrà giudicare si mettesse dalla parte delle vittime. Sembra logico ma troppo spesso non è così» aggiunge. Ma l’istituzione dell’omicidio stradale non ha cambiato nulla? «Non abbastanza. Non è cresciuto il senso di responsabilità. Speriamo che la reintroduzione dell’educazione civica serva. Ma se la prevenzione è quasi inesistente e la repressione è debole, dove si va? In Inghilterra se ti fermano ubriaco ti ritirano la patente un anno: per 365 giorni vai a piedi. Nessuna discrezionalità. Qui anche chi ha ucciso i due bambini nel Ragusano ha preso nove anni. Ma come? La pena è da 5 a 20 anni e per un duplice omicidio di due bimbi, sotto effetto di alcol e droga, bastano otto anni? In alcuni casi le pene sono blande. Dove è il deterrente per gli altri? La peggior prigione resta quella di chi rimane, dopo aver perso un ragazzo. O un bimbo». E i controlli sono insufficienti, nonostante gli sforzi: «No. Com’è possibile che ogni tanto le forze dell’ordine trovino gente senza patente o assicurazione da 15 anni?» Una volta la Provincia investiva in campagne di prevenzione. «Oggi non lo fa più nessuno - sottolinea Roberto Merli -. Quando organizziamo la manifestazione delle Croci in pratica siamo soli. Perché ai politici non interessa? Sembra importi solo a chi ha perso un figlio. I Comuni che raccolgono molti soldi dalle multe è vero che le reinvestono come dovrebbero in sicurezza? Io non lo so». •

S.CENT.
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