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29.03.2020 Tags: Brescia

Miraggio-asili nido Brescia è «fuori» dall’Unione Europea

Cinzia Reboni Offerta educativa per la primissima infanzia? La provincia di Brescia viaggia a due velocità. Ci sono nidi a misura di comunità e strutture affollate, mentre un paese su tre è sprovvisto di asili. Il nostro territorio insomma è lontano dai parametri fissati dall’Unione europea. Complice il calo demografico, la provincia si scopre in affanno sul fronte educativo dei più piccoli. Il dato emerge dal report stilato dall’Osservatorio della povertà educativa di OpenPolis, basato sui dati Istat, recentemente pubblicato e aggiornato al 31 dicembre 2017. In Italia viene offerto un posto al nido, pubblico o privato, al 24,7% dei residenti tra 0 e 2 anni di età. Una percentuale in crescita - da una copertura di 22,5 posti per 100 bambini nel 2013 si è passati al 24% nel 2016 -, ma distante ancora di 8 punti dall’obiettivo fissato dall’Ue di garantire un posto ad almeno il 33% della baby popolazione di ogni Stato membro. La Lombardia è sopra la media nazionale, con il 29,5%, ma scende al 17,4%, quando si considerano le zone prive di nidi, o con pochissime strutture, dove le famiglie impiegano tra i 20 e i 75 minuti per raggiungere ogni giorno l’asilo nido più vicino. Nel Bresciano, complessivamente i bambini da zero a due anni a fine 2017 erano 31.720. Il servizio di asilo nido è offerto dal 66% dei Comuni. Il capoluogo, con una popolazione di 4.587 bambini da 0 a 2 anni, ha una disponibilità di 34,5 posti ogni 100 baby-abitanti. MA SCORRENDO la classifica, è evidente come i grandi numeri siano appannaggio dei piccoli Comuni: in testa c’è Longhena, con 268,9 posti disponibili ogni 100 bambini (nel paese della Bassa, a fine 2017, erano in 16), seguito da Sellero a quota 102,1 con 22 mini-utenti e Gardone Riviera con 101,1 posti potenziali per 42 bambini. Seguono - giusto per restare nella top ten - Losine (100), Pisogne (96,8), Temù (92,3), Moniga (66,7), Tavernole (60,9), Borno (58,5), Maclodio (53,6) e Limone (50,8). Sopra la soglia del 33% imposta dalla Ue ci sono 36 Comuni, mentre sono 70 quelli dove non c’è la presenza di strutture, sia pubbliche che private, dedicate agli ospiti da zero a due anni. Il fenomeno è fisiologicamente concentrato nelle tre valli - Camonica, Sabbia e Trompia -, dove ci sono 43 paesi che non hanno strutture adeguate. La classifica dei «peggiori» per rapporto posti-popolazione è disomogenea: mentre è facilmente intuibile la carenza in Comuni piccoli come Malegno (10,1 posti autorizzati per 100 bambini, su una popolazione di 47 piccoli da 0 a 2 anni), Bagolino (10,3 per 49 bambini) o Niardo (8,7 per 61 bambini), spiccano situazioni come quella di Montichiari, che a fronte di una baby-popolazione di 759 abitanti conta soltanto 78 posti autorizzati, Concesio con 43 posti su 410 bambini, Lonato con 24 su 442 e Leno con 15 su 381. •

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