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22.07.2019

Mondo del lavoro
unito: «Basta
morti bianche»

Sabato sera alla Dolomite Franchi di Marone l’ultimo tragico incidente del lavoro in provincia di Brescia
Sabato sera alla Dolomite Franchi di Marone l’ultimo tragico incidente del lavoro in provincia di Brescia

«Una sconfitta per tutti».Sindacati e mondo imprenditoriale bresciano commentano così la morte di Amos Turla, l’operaio 61enne della Dolomite Franchi che sabato sera ha perso la vita schiacciato tra due carrelli durante il suo turno di lavoro nella azienda di Marone. È il terzo lavoratore che muore nel Bresciano in una settimana, il settimo dall’inizio dell’anno secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna dei morti sul lavoro che però non prende in esame i decessi avvenuti in itinere (durante il percorso da casa all’azienda e viceversa). Undici le vittime nella triste contabilità del 2018 e avanti di questo passo, da adesso a dicembre, quel dato potrebbe essere ampiamente superato. A livello nazionale il dato fa ancora più impressione. «Ogni giorno ci sono tre morti sul lavoro - sottolinea Mario Bailo, segretario provinciale della Uil -. Quello che sabato sera è successo a Marone è un fatto gravissimo. Ancora nel 2019 purtroppo per qualcuno la sicurezza è un costo e non un investimento. Se a questo si aggiunge il fatto che le ispezioni sono poche per carenza di personale e facile capire perché siamo ancora a parlare di quali strategie adottare. Dalle parole bisognava passare ai fatti. Nelle prossime ore noi sindacati ci incontreremo per discutere della situazione e fissare il prima possibile (potrebbe già accadere nella giornata di domani) un faccia a faccia con l'Associazione industriale Bresciana».

 

NEL MARZO del 2018 i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil avevano sottoscritto con la Confindustria il cosiddetto «Patto nella fabbrica», un accordo con cui venivano fissate le linee guide per le aziende anche in tema di formazione e soprattutto sicurezza. «Ora quelle indicazioni vanno declinate - osserva Alberto Pluda, segretario generale della Cisl di Brescia -. Morire di lavoro non è degno per una società civile. Purtroppo non è mai stato fatto abbastanza in tema di sicurezza e soprattutto prevenzione. Si parla tanto di innovazione, di fabbrica 4.0 e poi si muore ancora in azienda, ci si fa male durante il turno e si viene colpiti da malattie invalidanti strettamente connesse alla propria professione». Per Pluda serve più coraggio da parte di tutti gli attori che si muovono sul palcoscenico del mondo del lavoro. «La nuova frontiera della contrattazione tra aziende e sindacati deve essere la tutela della salute dei lavoratori - sottolinea - Brescia può essere il laboratorio da cui può partire questo cambiamento».

 

GLI IMPRENDITORI sono pronti a mettersi al tavolo per un confronto serio. «Non deve essere il momento di colpevolizzare uno o l’altro - spiega Enrico Frigerio, vicepresidente dell’Aib con delega a Energia, Ambiente e Sicurezza -. Quello che è successo a Marone è grave. Incidenti si questo tipo non devono accadere. Se sul lavoro si continua a morire vuol dire che le idee fino a oggi proposte e trasformate in realtà non hanno dato i risultati auspicati. Qualche cosa ci è sfuggito ed è arrivato il momento di confrontarci senza ripeto che questo momento diventi un processo». Nella discussione dovrà essere affrontato il tema di come si è trasformato il ruolo del lavoratore. «Gli addetti hanno sempre meno tempo per affrontare e trovare una soluzione ai problemi - dice Silvia Spera, leader della Cgil di Brescia -. Le leggi sulla sicurezza ci sono, nessuno lo mette in dubbio, ma alcuni pezzi del mondo delle industrie sembrano essere non governati. Serve investire, ma non solo sulla formazione obbligatoria. Questo è un aspetto che purtroppo ha visto una sottovalutazione da parte di tutti. Se è vero che si lavorano meno ore, ma gli infortuni crescono vuol dire che qualcosa non va».

 

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Paolo Cittadini
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