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17.11.2019

Museke 2030, la cooperazione per crescere

Alla Cattolica il partecipato incontro per celebrare l’attività di Museke
Alla Cattolica il partecipato incontro per celebrare l’attività di Museke

Che cosa significa fare cooperazione oggi? Quali i modelli ancora attuali, quali quelli falliti, quali scenari possibili per una solidarietà nei Paesi in via di sviluppo ma anche da noi, a Brescia, nelle comunità, nei quartieri, nelle parrocchie? Non sono interrogativi da poco quelli sollevati ieri mattina all’incontro «Museke 2030: Talks & Trends sul cooperare per crescere» organizzato contesto del Festival della Pace all’università Cattolica per celebrare i 50 anni di attività dell’associazione Museke e i 10 dell’omonima fondazione. «Oggi passiamo dall’aspetto dell’auto-celebrazione dei traguardi che abbiamo raggiunto a quello della riflessione», ha dichiarato Giacomo Marniga, presidente dell’associazione Museke nell’introduzione. La tavola rotonda ha preso spunto da alcune provocazioni apportate dagli ospiti (don Fabio Corazzina neo parroco di Fiumicello e Giovanni Vaggi docente di Economia dello sviluppo, introdotti da Marniga e da don Roberto Lombardi, per la Fondazione Museke) per scardinare i luoghi comuni che limitano la cooperazione e scoraggiano la solidarietà. E quando si tratta di stimolare le riflessioni senza mezzi termini don Corazzina è sempre tra le persone più adatte: senza polemiche ma con lucidità, perché, come ha sottolineato egli stesso «c’è bisogno di una narrazione del bene», don Corazzina ha messo al centro del suo intervento alcuni punti cruciali. In primis i modelli di cooperazione, che non sono tutti uguali e non tutti buoni, anzi, «il modello di esportazione armata del sistema e della democrazia occidentale sperimentato per esempio in Iraq non ha funzionato – ha osservato il sacerdote che più volte ha stigmatizzato la doppiezza di chi, come l’Italia e come Brescia – ha una grande sensibilità solidale e missionaria e al contempo una produzione di armi che continua a provocare morti nei Paesi in cui queste sono vendute». DAL GLOBALE al locale, il neo parroco di Fiumicello ha spostato la riflessione all’interno «delle nostre parrocchie, dove si fa fatica oggi a parlare di nonviolenza, di accoglienza, di dialogo, di cattolicità, di giustizia; anche nelle nostre comunità è difficile far accettare che il mondo si cambia a partire dal proprio stile di vita, non dal pietismo al quale invece è tornato gran parte del mondo della cooperazione». Il concetto di cambiamento nel proprio quotidiano è stato sviluppato, da un punto di vista diverso ma idealmente coincidente, da Vaggi, in un intervento emotivamente molto meno coinvolgente rispetto a quello di don Corazzina ma certamente molto efficace. Vaggi ha infatti illustrato i vari obiettivi economici dei programmi Onu o delle grandi organizzazioni mondiali, come tra gli altri i Millennium goals, osservando che «se fosse possibile prendere sul serio gli obiettivi dello sviluppo sostenibile bisognerebbe raccogliere questa enorme sfida». Analisi forse pessimista ma realista. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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