CHIUDI
CHIUDI

31.10.2020 Tags: Brescia

Musica, danza, teatro Abiti neri e maschere per chiedere di ripartire

Il flash mob organizzato dagli operatori dello spettacolo in piazza Paolo  VI per chiedere di non fermare musica, danza e teatroUna performance per mostrare le difficoltà di scuole di danza, teatri, musicisti colpiti dal  DpcmI vestiti neri e i visi coperti da maschere bianche  FOTOLIVE
Il flash mob organizzato dagli operatori dello spettacolo in piazza Paolo VI per chiedere di non fermare musica, danza e teatroUna performance per mostrare le difficoltà di scuole di danza, teatri, musicisti colpiti dal DpcmI vestiti neri e i visi coperti da maschere bianche FOTOLIVE

«La musica, la danza e il teatro sono beni primari. Non toglieteceli!», un grido riecheggiato ieri in piazza Paolo VI al termine del flash mob organizzato dagli operatori dello spettacolo. Una manifestazione di respiro nazionale, tenuta simultaneamente in tutte le principali piazze italiane. All'ombra del Duomo Nuovo è stato eseguito il «Lacrimosa», un frammento del Requiem di Mozart, accompagnato da un'azione coreografica. «Non una scelta casuale – spiega il violinista Stefano Zeni -: un'opera che ben rappresenta il momento doloroso che stiamo vivendo ma da cui intravedere una luce di speranza». Vestiti di nero e visi coperti da maschere bianche: una performance per mostrare le difficoltà di scuole di danza, teatri, musicisti, particolarmente colpiti dall'ultimo Dpcm che ha decretato il blocco di tutti gli «spettacoli anche in spazi all'aperto». «Una pagliacciata – lo ha definito Orietta Trazzi, insegnante di danza, coreografa e organizzatrice dell'evento su Brescia -. Decisioni prese in preda all'incoerenza più totale che va a colpire obiettivi facili senza però mettere davvero mano al problema. Abbiamo investito soldi per rispettare i protocolli imposti dal contenimento da Covid ed ora ci fermano di nuovo». UNA MESSA in sicurezza che ha portato ai risultati prefissati. «Bastano pochi numeri a chiarire l'assurdità di questo decreto: su circa 350mila spettatori e 29mila spettacoli, un solo contagio. Ma di cosa stiamo parlando?», chiosa l'artista Sergio Isonni. Una misura «esagerata e non giustificata» che per molti si «risolverà nella fine di tutto». «C'è il pericolo che la scuola di danza in cui lavoro chiuda – dice con le lacrime agli occhi l'insegnante Laura Buzzi -. Una realtà storica di Nave, nata circa 40 anni fa e ora rischia di arrivare al capolinea per decisioni irragionevoli. La danza è empatia e disciplina e i giovani hanno bisogno di imparare il rispetto. Nessun lavoro è superfluo soprattutto se di quel lavoro si vive». E rientrare nel Decreto Ristoro non cambia di certo la situazione. «Molti miei colleghi hanno ricevuto il bonus una tantum del lockdown solo qualche settimana fa e siamo ancora in attesa dei fondi previsti ad agosto – descrive Zeni -. Il ristoro per chi ha fatto di questa passione una professione non può aiutare». Previsti infatti solo mille euro dal Governo. «Un aiuto che sa di presa per i fondelli – rimarca Trazzi -, stiamo ancora restituendo i voucher degli abbonamenti traslati, perdendo tanti soldi. Le associazioni sportive non hanno ricevuto nulla. Scelte dalle tragiche conseguenze». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1