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24.03.2019

Musica e teatro per l’addio a Salonicco

La visita dei ragazzi al sito archeologico di PellaIl pubblico di studenti bresciani assiste alla rappresentazione «Iliade 15-18»
La visita dei ragazzi al sito archeologico di PellaIl pubblico di studenti bresciani assiste alla rappresentazione «Iliade 15-18»

Irene Panighetti SALONICCO (GRECIA) «Un treno per Europa è un progetto complesso, composto da tessere di un mosaico il cui disegno finale si capirà, forse, alla fine»: Lorena Pasquini, del centro studi “Iluoghi” e ideatrice del viaggio che ha portato 360 bresciani in Grecia, ha presentato in questo modo il concerto “Crêuza de mä” offerto venerdì al porto di Salonicco ai viaggiatori italiani, a studenti greci, a rifugiati iracheni, siriani e africani che vivono nella città greca. Era la “tessera” musicale del mosaico artistico del viaggio, mentre ieri è stata la volta del teatro, grazie allo spettacolo messo in scena all’area archeologica di Pella dal titolo “Iliade 15-18” per le voci narranti di Filippo Garlanda e Angelica Andretto, con accompagnamento di Davide Bonetti. «Abbiamo mescolato brani dell’Iliade ai testi tratti dalle lettere dei soldati della prima guerra mondiale: «Quando prevale – ha spiegato l’attore Garlanda – la dicotomia noi-loro allora è il dominio delle etichette, delle divisioni. Quando invece si ragiona in termini di essere umani le cose cambiano. Nello spettacolo abbiamo immaginato che cosa può succedere quando le armate si mettono sedute assieme e guardano combattere solo due rispettivi rappresentanti». La rivisitazione è stata al femminile: la narrazione era di un soldato ma rivolta alla «figlia di mia figlia di mia figlia di mia figlia...». LA RESA È STATA molto efficace: testi antichi e moderni sono stati fusi con maestria e l’utilizzo delle canzoni di disertori e pacifisti ha offerto spunti di emozione e di riflessione. L’accento è stato messo sull’inutilità delle guerre, chi le combatte spesso non ne capisce nemmeno i motivi: «Le guerre sono tutte importanti – recitavano i due attori – ma la più importante di tutte è quella che tocca a te». E poi, dopo un po’ che sei in battaglia - nella guerra di Troia, «nove anni quasi dieci» -, i combattenti si rendono conto che fanno «una guerra così grande per così poco… non interessava a noi soldati chi vinceva: a noi tutti interessava quando si tornava a casa perché era una guerra stupida e noi, stupidi, a combatterla». Sarà anche stupido risolvere i conflitti con le armi, eppure dall’antichità ad oggi si continua a farlo; la definizione di guerra mondiale in frammenti è ormai parte del lessico geopolitico per descrivere la situazione in cui siamo: ovunque conflitti che insanguinano il pianeta, creando esili e povertà. Quando le armi tacciono (ma anche durante il corso dei conflitti), ong e associazioni di solidarietà cercano di portare soccorso. Come quelle che da oltre 20 anni mette in campo il gruppo Apasci di Brescia, presente nel viaggio in Grecia non come associazione ma come «gruppi di amici che hanno deciso di partecipare perché condividiamo i motivi alla base del viaggio», ha osservati Tiziano Di Marco, che insieme ad altri 7 amici era tra i 60 accompagnatori dei 300 studenti bresciani. Il gruppo Apasci cerca di portare avanti i progetti iniziati negli anni Novanta principalmente «in Guatemala e Nicaragua dove abbiamo costruito scuole e presidi sanitari o creato situazioni per il microcredito - spiega Angela Remondina – Oggi siamo rimasti in una ventina di soci ma cerchiamo di non abbandonare le persone che in Sudamerica hanno avuto la possibilità di costruire qualcosa anche grazie al nostro piccolo contributo». Oggi i viaggiatori sono sulla nave del ritorno, ma il viaggio non finisce qui: prosegue nelle menti e nei cuori di ogni partecipante, ciascuno con le proprie rielaborazioni emotive o razionali che, nei prossimi mesi, saranno riportare alle città in incontri pubblici. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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