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10.12.2019

Musil, Fbm, Teatro
Grande la nuova
frontiera dell’Aib

La «torre» della sede cittadina del Musil al Comparto Milano
La «torre» della sede cittadina del Musil al Comparto Milano

Il Musil, le fondazioni Brescia Musei e Teatro Grande: l’Aib non si era mai impegnata in passato così intensamente nella cultura. Sul Musil semmai era stata sempre accusata, più o meno velatamente, di spendersi poco, benchè il tema del museo, l’industria e il lavoro, le fosse connaturato. Ora invece in questa era Pasini è più attiva. E’ come se la sfera culturale fosse diventata un asset, al pari della meccanica o della chimica. Non a caso, ieri, ancora prima di evocare i dati e le tendenze della congiuntura economica bresciana si è parlato di Musil. E finito il pranzo i vertici dell’Associazione di via Cefalonia si sono spostati alla Pinacoteca Tosio Martinengo dove è stato organizzato il consiglio di Aib, luogo scelto per ribadire la linea di apertura alla cultura dei vertici industriali bresciani. Intanto al Comparto Milano è stato pulito il sito dove sorgerà la sede cittadina dell’Eugenio Battisti e si attende solo la cerimonia della prima pietra. Poi ci vorranno due anni e mezzo. IN QUESTI giorni è in città la direttrice del museo dell’Industria di Manchester: «È rimasta impressionata ed entusiasta dalla quantità e qualità del materiale ora stoccato e destinato al museo», dice Paride Saleri, presidente della Fondazione Musil, nel Cda a nome di Aib. Entusiasta anche lui, per i progetto finalmente giunto alla prima pietra, ma non certo entusiasta del comportamento del Ministero dell’istruzione (Miur) che, come noto, ha abbassato da 120mila euro a 35 mila il contributo al museo per il triennio, contributo previsto dalla Legge 6/200 sulla diffusione del sapere scientifico. «Le forze sociali hanno dimostrato grande sensibilità, penso ad esempio all’ingresso nella fondazione della Cgil. Non altrettanto si può dire invece della politica», dice. Per far fronte alla riduzione del 70% (da capire cosa succederà per il triennio successivo) la Fondazione ha compensato con tagli vari e con un maggior impegno dei soci privati, nonchè con l’ingresso appunto di Cgil, che verserà 8500 euro. «Speriamo anche in un contributo regionale», è stato detto. Paride Saleri ha aggiunto che oltre che con Manchester ci sono continui contatti con altre realtà museali come il Dasa di Dormund, anche per capire l’equilibrio economico su cui fondano la gestione. «Nel museo le aziende bresciane avranno un posto dove esporre i frutti delle loro innovazioni. Al contempo, si farà didattica con le scuole, per raccontare ai giovani come lavoravano i loro nonni e bisnonni. Certo, non dimentichiamo però che tutti i musei per vivere hanno bisogno di contributi pubblici». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.B.
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