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18.06.2019

Musil, passo avanti
ma c’è il nodo
dei tagli romani

Un render della sede centrale del Musil, nel comparto Milano
Un render della sede centrale del Musil, nel comparto Milano

Ora non c’è più alcun impedimento. Dopo due anni di ricorsi il Consiglio di Stato ha dato ragione a Basileus spa che aveva aggiudicato la gara all’Ati composta da Consorzio Integra di Bologna e da Cooperativa Arco di Ravenna. Sabato scorso, poi, è stata firmata la Convenzione tra Comune e la stessa Spa, che rende operativo il Piano attuativo siglato un anno fa. L’assessore all’Urbanistica Michela Tiboni porta a casa un documento che mette nero su bianco gli impegni della Società e vede in dirittura d’arrivo il Musil, «opera di urbanizzazione più grossa legata al Comparto Milano, da ben 12 milioni di euro». Il cantiere può finalmente partire. L’unica brutta notizia è che almeno per ora resta il taglio del 70 per cento alle spese di gestione da parte del Miur, che riduce il contributo da 120 a 37 mila euro. L’architetto Ettore Fermi conferma che Basileus è pronta ad aprire i cantieri per il primo lotto della sede centrale del Museo dell’industria e del lavoro, e a seguire per la riqualificazione del laminatoio ex Tempini, che è fuori Convezione. «Sono uno di fianco all’altro e abbiamo solo il problema di organizzare le aree di cantiere – dice Fermi -, ma dopo due anni di ricorsi siamo arrivati coincidenti con Oltre la Strada e dobbiamo coordinarci con altri lavori in essere».

 

LA CONVENZIONE tra il Comune e Basileus rappresenta una sorta di «upgrade» rispetto al vecchio accordo sul Comparto Milano. Ricordiamo che il piano attuativo è stato adottato un anno fa non senza polemiche dal momento che prevede 30mila metri quadrati in più a disposizione della Società. La Slp aggiuntiva è stata concessa dal Comune a compensazione della spesa sostenuta da Basileus per le bonifiche (quasi 38 milioni di euro) effettuate sull’area dell’ex Tempini destinata ad ospitare il Musil. La convenzione è, certamente, prodromica alla realizzazione della sede del Musil, a carico della Società per quasi 12 milioni, come sta nuovamente scritto nero su bianco. E la riqualificazione del laminatoio all’ex Tempini, nei suoi 250 metri di lunghezza ospiterà 26 case bottega dove altrettanti artigiani e professionisti potranno vivere e lavorare. L’accordo con Basileus prevede però anche tutta una serie di altre opere di urbanizzazione primaria all’interno dell’ampia area da 136mila metri quadri, per un valore di circa 7,5 milioni di euro, tra cui parcheggi, marciapiedi, una piazza, migliorie viabilistiche in particolare tra via Cassala e via Stefana. E tra le urbanizzazioni secondarie, insieme a Musil e Laminatoio, sono previsti anche un parco e la realizzazione della passerella che unisce le aree del comparto Milano al quartiere Primo Maggio; quest’ultima è un opzione che il Comune può esercitare, e sulla quale è in corso una valutazione. Le opere di urbanizzazione primaria si faranno con l’avanzare dei lavori alle due strutture. «Con il primo lotto del Musil, che vale da solo 7,250 milioni, faremo anche l’ingresso da via Quinto Stefana – assicura Fermi -, nello stesso tempo partirà la progettazione esecutiva del secondo lotto per altri 4,8 milioni, con la speranza di avere la continuità del cantiere senza interruzione. E appena possibile partiremo anche con la demolizione e ricostruzione del laminatoio con i tempi di Oltre la Strada». Quanto al taglio del contributo del ministero dell’Università, le speranze del Musil sono appese a un esile filo. La Fondazione del Museo ha un bilancio annuo di 500 mila euro per gestire le sedi di Rodengo, San Bartolomeo e Cedegolo – ricorda Aldo Rebecchi – e vedersi ridotti a 37 mila euro i 120 di contributo «ci crea problemi seri di pagamento del personale». La proposta di taglio è stata inoltrata alla relativa Commissione parlamentare, ma il problema più grosso – spiega Rebecchi – è che a saldo globale invariato sono stati aggiunti nuovi beneficiari con la conseguente riduzione ai vecchi. Perciò, se il valore finale non verrà modificato, sarà difficile ottenere un ripristino, magari solo parziale, del vecchio contributo. Rebecchi ha fatto di tutto per avere un contatto con Roma, e alla fine c’è riuscito. «Il 28 prossimo avrò un incontro con un consigliere del Ministero che viene a Brescia, e vedremo». Ma «la vedo dura», ammette, e per ora non vede altra alternativa a un taglio “drastico” alle spese.

 

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Natalia Danesi Mimmo Varone
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