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06.07.2020 Tags: Brescia

Navigator bresciani,
è tutto fermo

Oltre settemila i percettori del Reddito di cittadinanza nel BrescianoSituazione in alto mare per i navigator bresciani: tutto fermo e nessuno è ancora tornato in ufficio
Oltre settemila i percettori del Reddito di cittadinanza nel BrescianoSituazione in alto mare per i navigator bresciani: tutto fermo e nessuno è ancora tornato in ufficio

I navigator hanno ripreso a lavorare in tutta la Lombardia, tranne a Brescia. In presenza o da remoto, i 317 selezionati attraverso il concorsone a crocette un anno fa hanno ricominciato da qualche settimana a prendere i contatti con i percettori del reddito di cittadinanza per la sottoscrizione del Patto di servizio. Ma a Brescia qualcosa non ha funzionato e i 50 assegnati alla provincia, che percepiscono uno stipendio regolare, fanno solo lavoro di analisi e approfondimento da casa. Da mesi ormai: «Noi abbiamo dato la nostra disponibilità per ospitare in sicurezza, secondo le linee guida del ministero, tre navigator nella sede di Brescia, due a Leno, uno a Orzinuovi e uno a Sarezzo» spiega Angelica Zamboni, responsabile dei Centri per l’impiego della provincia. La Lombardia è l’unica regione che ha demandato alle province la gestione dei Cpi, quindi in terra lombarda ci sono dodici organizzazioni diverse. A Brescia sono pochi i posti messi a disposizione rispetto a prima, ma la normativa impone distanze e accorgimenti che non tutti i Cpi possono rispettare: «Abbiamo dotato le scrivanie di pannelli di plexiglas, li abbiamo spostati in stanze più ampie e siamo pronti ad accoglierli di nuovo. Se rientrassero a rotazione, tutti riuscirebbero a lavorare in presenza almeno un giorno a settimana. Siamo in attesa della decisione di Anpal Servizi» aggiunge Zamboni. PER I PERCETTORI del reddito di cittadinanza, questo rallentamento delle convocazioni per i colloqui e la sottoscrizione del patto non ha recato grandi danni: fino ad agosto, e c’è odore di proroga, sono sospese le condizionalità. Tuttavia, i navigator bresciani ne avrebbero di lavoro da fare: «Delle 7150 persone notificate a Brescia come aventi diritto, finora ne sono state incontrate circa la metà dai navigator, e i patti di servizio firmati fino a maggio sono stati 2708, a cui vanno aggiunti gli esclusi, gli esonerati, i sospesi e coloro che vedranno trasformarsi la misura di sostegno in patto per l’inclusione» spiega Giovanna Gorini, responsabile di Anpal Servizi. Sia Anpal che il Centro per l’Impiego di Brescia sono d’accordo sull’affermare che l’utenza destinataria del reddito di cittadinanza sia molto fragile, forse molto più di quanto gli stessi Cinque Stelle avessero previsto perché la stragrande maggioranza dei convocati non è immediatamente collocabile al lavoro: «Anche per questo riteniamo sia necessario che i navigator tornino a lavorare in presenza – afferma la responsabile del Cpi -, da casa è complicato gestire un colloquio con persone che spesso non parlano nemmeno bene la nostra lingua». I posti a disposizione per lavorare in ufficio, però, fra città e provincia restano 7 per 50 navigator. «Noi siamo ospiti in casa d’altri - ricorda Gorini - quindi dobbiamo attenerci alle disposizioni dei Cpi. I navigator bresciani non sono mai rimasti con le mani in mano, nemmeno durante la chiusura degli uffici a causa del lockdown, e hanno proseguito a elaborare analisi e approfondimenti». Ma non possono lavorare sulle convocazioni. Il nodo sul ritorno dei navigator Anpal al Cpi, però, dovrà essere sciolto in fretta fra i due enti. Con Regione Lombardia che, al momento, resta alla finestra a guardare: da mesi i navigator sono in attesa che il Pirellone modifichi il modulo di autocertificazione ma non è mai avvenuto, e i Cpi delle varie province si sono arrangiati da sé. •

Silvana Salvadori
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