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20.07.2019

Nell’incisione di Medici il sogno della luna

Le cartoline firmate dagli astronauti e conservate gelosamente
Le cartoline firmate dagli astronauti e conservate gelosamente

1969: cartoline della luna. «Io sono uno di quelli che del ferro di lavoro ha fatto la sua penna. E in quella lunga notte in cui milioni e milioni di persone assistettero al grande evento, non potevo mancare di immortalarlo in una tavoletta di linoleum, che stampai in maniera empirica su tre cartoline e spedii ai miei figli, di casa a Brescia…». In quell’afoso 20 luglio che era appena diventato un giorno storico, Francesco «Gino» Medici, maestro autoctono dell’incisione e memoria vivente del Novecento (95 anni il prossimo ottobre e l’arguzia di un ventenne) si trovava a Rimini per le vacanze e tutto doveva ancora accadere. Tre mesi dopo, infatti, quando Armstrong, Aldrin, Collins e le rispettive consorti fecero visita a Paolo VI, prese un treno per Roma e nella valigia oltre alle cartoline lunari ci mise pure tre spille in ferro e oro coniate nel suo studio d’artista, determinato a consegnarle personalmente alle loro mogli: «Non sapevo una parola d’inglese, venivo dalla provincia, era una cosa assurda». Eppure, ricorda oggi mentre le rispolvera da un vecchio cassetto custodite in un foglio di giornale piegato in quattro, «successe ciò che mai avrei immaginato». Zona Vaticano, una ressa clamorosa: «Erano tutti lì per vedere i “tre conquistatori”, io invece avevo un obiettivo preciso: incontrarli. Davanti all’impressionante muro di transenne, però, pensai di riprendere il treno e tornarmene a casa con le pive nel sacco. A un certo punto mi si affiancò questo signore, un italo americano con la faccia da cerimoniere: era a Roma per lo sposalizio di una sua nipote, credo fosse una personalità importante. Fatto sta quelle spille che agitavo fra le mani lo incuriosirono: “Dovrei consegnarle alle signore degli astronauti”, gli dissi. “Mi faccia vedere”, rispose. D’istinto gliele consegnai. Lui le prese e si fece largo fra la folla: passò la polizia italiana, la polizia americana e gli uomini della Nasa, tanto per darvi l’idea della muraglia che avevamo davanti. Dopo dieci minuti tornò e mi disse: “Caro signore, domattina alle 9 vogliamo incontrarla proprio qui. Poi sparì con la mia roba. Lì per lì pensai a un bluff, anche perché la mattina seguente mi presentai all’incontro ma non trovai nessuno. Così me ne tornai mestamente a Brescia». Il resto è storia: «Dopo qualche giorno mi arrivò una lettera timbrata “United States Information Service”: all’interno c’erano le mie tre cartoline, firmate di proprio pugno da Armstrong, Aldrin e Collins!». ANNI PIÙ TARDI, Gino Medici consegnerà la xilografia originale in dono al museo Malossi di Ome, dov’è tuttora custodita. Ironia della sorte, dopo quell’autenticazione così rocambolesca e preziosa, il 14 novembre 1969 ricevette un’altra lettera, stavolta firmata da Rosanna Armaroli del settimanale «Epoca», al quale aveva chiesto una mano per compiere la sua missione (apparentemente) impossibile. «Per un’inspiegabile disguido la sua lettera mi è stata recapitata solo in data odierna, tardi per tentare di realizzare il suo desiderio di incontrare i tre astronauti. Non mi resta quindi che presentarle le nostre scuse e consigliarle di rivolgersi direttamente alla Nasa chiedendo di essere messo in contatto con le persone interessate. Le comunico pertanto l’indirizzo del centro spaziale americano: National Aeronautics and Space Administration - 400, Maryland Avenue - Washington, D.C. 20546 - U.S.A». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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