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10.04.2020 Tags: Brescia

«Nelle case di riposo facciamo tutto il possibile»

Dalle case di riposo l’autodifesa: «Non vogliamo tutte le colpe»
Dalle case di riposo l’autodifesa: «Non vogliamo tutte le colpe»

«Operatori che con spirito di abnegazione non si sottraggono alle proprie responsabilità, anche prestando opera volontaria al di fuori dell’orario per garantire quel calore famigliare e quell’affetto che sono venuti a mancare con la chiusura ai parenti delle strutture. Dolcezza, parole e modi di sostegno, nonostante il timore, nonostante la preoccupazione di ciò che si può riportare in famiglia: questo è il nostro quotidiano». È la descrizione della vita nelle case di riposo bresciane in un comunicato firmato, a nome di Upia (Unione provinciale istituti per anziani) e Federsolidarietà, da Chiara Benini dirigente di Brescia Solidale, coordinatore di Upia, Alberto Festa presidente di Federsolidarietà e Giuliano Sormani vice, Gianni Guerrini, direttore sanitario di Brescia solidale. Non vengono nascoste le difficoltà, «lentezza e fatica a tutt’oggi nel reperire i dispositivi di protezione individuale in quanto assorbiti per la pressoché totalità dalle strutture ospedaliere, problemi a interpretare e applicare le norme nazionali e regionali relativamente alla possibilità di eseguire i tamponi a ospiti e operatori», ma si intende sottolineare come anche chi opera nelle Rsa sia in prima linea «a salvare non solo la salute ma la dignità degli ospiti, lavorando senza clamori». «Non vogliamo il grazie degli eroi, nemmeno però la patente di corresponsabilità nelle nubi della dura battaglia che stiamo combattendo ad armi impari. È brutto vedere che si sparla a casaccio in un momento che mette oltretutto a dura prova la resistenza emotiva e psicologica», dichiara Benini. «SPIACE non poterli toccare, non fare una carezza, farci vedere bardati come marziani ma non ci sentono lontani, un gesto, un sorriso aiutano e non mancano mai», dichiara anche Gianni Guerrini di Brescia solidale che al momento ha chiuso i centri diurni e mantiene in funzione le due case di riposo, Arici Sega e Villa Elisa. «La guerra contro il contagio non è semplice - aggiunge -, i controlli non bastano a fronte degli asintomatici, magari noi stessi che dobbiamo entrare. Circoscrivere è arduo e tuttavia non lo trascuriamo di certo, ma si tratta di persone fragili; i malati li curiamo ma di terapie vere non ne sono state ancora indicate, per loro la mortalità è più elevata. Si fa persino fatica a parlare di numeri, di contagi e di decessi, perché mancano i tamponi e quindi diagnosi certe in presenza di altre gravi patologie. Le risorse poi sono quelle che sono. Abbiamo più volte ordinato e pagato mascherine che non sono arrivate. Stiamo lavorando come matti, senza riposi, con turni pesanti e non è giusto che non se ne tenga conto». Nel Bresciano i posti letto sono circa 6.800 solo per gli anziani, poi c’è tutto il reparto della disabilità. Il rapporto personale/assistito è di 0,97/1. •

MA.BIG.
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