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18.10.2020 Tags: Brescia

«Noi pendolari ammassati: treni in ritardo e soppressi»

La pandemia ha complicato ulteriormente i viaggi dei pendolari
La pandemia ha complicato ulteriormente i viaggi dei pendolari

Gli studenti rischiano il contagio sui pullman, non di meno i pendolari sui treni di Trenord. Dice il vero Marco Piuri, l’amministratore delegato della società che gestisce il servizio regionale lombardo, quando precisa, come ha fatto giovedì in V Commissione, che viaggia solo il 60 per cento dei passeggeri pre-Covid e che i 500 mila passeggeri rimasti dagli 820 mila abituali dispongono di un milione e 88 mila posti (68 mila in più rispetto al 2019). Ma per i pendolari bresciani dimentica di dire altre cose, e sono tante a partire dai frequenti ritardi e soppressioni di treni soprattutto nelle ore di punta, che costringono tanti a salire su un unico convoglio e viaggiare assiepati. «Neanche durante i mesi del lockdown Trenord è riuscita a risolvere il problema delle manutenzioni – accusa Massimo Lazzarini, portavoce dei pendolari di Sbiancalafreccia -, lunedì mattina il treno delle 7.52 è stato soppresso perché non si aprivano le porte e su quello delle 8.30 si è verificato un grosso affollamento, con buona pace delle distanze di sicurezza». PER LAZZARINI l’offerta di Trenord è «largamente insufficiente anche per i passeggeri attuali, e Piuri non dice che con i numeri dell’anno scorso la situazione era da terzo mondo». Aggiunge che sono costretti a viaggiare su carrozze «vecchie e sporche», mentre i depositi «sono pieni di convogli nuovi che non vengono utilizzati». Grazia Guizzetti da due settimane prende il treno delle 7.25, e nota affollamento soprattutto di venerdì, ma anche lei conferma che «le criticità nascono con i frequenti ritardi e le soppressioni che costringono quelli delle 7.25, delle 7.40 e delle 7.50 a salire su un unico treno». È un problema «cronico», aggravato dalla mancanza di «Frecce», che «non ci permette di viaggiare con più sicurezza in posti prenotati». Lei, peraltro, usa il bus per tornare a casa a Cellatica, la sera, e l’odissea continua. «Dovrei arrivare alle 20.35 e ho il bus alle 20.50 che spesso perdo e devo spendere quasi 20 euro di taxi per non aspettare un paio d’ore in Stazione». IN TUTTO QUESTO, «noi pendolari non siamo stati più sentiti da Regione Lombardia – conclude Lazzarini -, siamo una presenza scomoda, ma continueremo a dire finchè avremo fiato che siamo scontenti del servizio». E a ripetere che «ci vogliono più risorse per il trasporto, che in questa fase non può essere sacrificato». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

MI.VA.
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