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29.05.2020 Tags: Brescia

Nonno Cesare: la bomba come insegnamento

Pubblichiamo le parole di Sofia Trebeschi, nipote dell’ex sindaco di Brescia, Cesare, scomparso lo scorso 10 aprile. Il 28 maggio il nonno era sempre presente alla commemorazione della strage di Piazza Loggia del 1974. Un giorno doloroso di cui il nonno ci parlava sempre con grande commozione, ricordandoci che la memoria, soprattutto per noi giovani, è importante se non si ferma ad un semplice «piagnisteo». Nel lager di Mauthausen, un anno fa, diceva che non basta essere contro qualcosa, ma dobbiamo imparare ad impegnarci tutti per qualche cosa, che siamo spesso tentati di dire che non ne vale la pena, che non c’è nulla da fare, che quello che facciamo non serve a niente, ma proprio lì a Mauthausen, come in Piazza Loggia, dobbiamo imparare che il nostro impegno non serve a niente forse per gli altri, mentre è indispensabile a ciascuno di noi per essere sempre noi stessi, non schiavi di qualcuno e non prigionieri della nostra pigrizia. Sono sicura che anche quest’anno, in cui non è stato possibile fare la manifestazione vera e propria, il nonno avrebbe portato il suo fiore in piazza, non un «fiore muto». Voglio ricordare questa giornata con le parole che scrisse un anno dopo la strage. «Alzati cittadino bresciano. Non portare più fiori, cittadino bresciano e del mondo, a questa piazza indicata: è tua la colpa della strage di maggio e delle altre che giorno dopo giorno son venute e verranno. Non cercare un capro espiatorio nei cupi recinti che separano la tua città da chi ha sbagliato una volta o dai malati di mente. «Non c’è nulla da fare»: è questo tuo disimpegno, questa tua finestra, la prima spiaggia per la marea di violenza. Non cercare la colpa negli altri come la gioia nelle cose lontane: la colpa è soltanto tua, delle tue mani inerti, dei tuoi occhi che non vogliono guardare, delle tue orecchie che non vogliono sentire, del tuo sapere e non operare, di questi tuoi fiori muti che non danno voce alla Loro parola. La colpa è nella tua casa, nel tuo orto, nel tuo giardino, nel tuo lavorare solo per te, nel tuo camminare da solo, nella tua torre d'avorio, nella sterilità del tuo credere, nella infecondità di lacrime che il tuo cuore raggela, nel tuo bramare una pace soltanto tua, nel tuo pretendere giustizia soltanto per te o per i tuoi, nella tua libertà dalla fame degli altri, nella tua libertà di pensare, di pregare, di amare tu solo. Alzati, cittadino bresciano e del mondo: e da tante mani ormai piene di terra per colpa tua, raccogli le pietre insanguinate per costruire la nostra città». •

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