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01.12.2020 Tags: Brescia

«Numeri in calo
continuo ma non
c’è un vero crollo dei nuovi casi positivi»

Il direttore generale di Ats Brescia Claudio Sileo
Il direttore generale di Ats Brescia Claudio Sileo

«Le cose vanno un po’ meglio ma allentare l’attenzione in questo momento sarebbe un delitto». Claudio Sileo, direttore generale di Ats Brescia, ha sotto gli occhi i dati dei contagi in leggera decrescita, ma anche le immagini delle vie dello shopping piene, nella prima domenica «in arancione». «Il numero dei ricoveri è in diminuzione, non stanno quasi più arrivando malati dalle aree milanesi sotto pressione, ma il trend dei positivi non sta crollando velocemente, su 3500-4 mila tamponi al giorno siamo ancora al 20 per cento di infetti – spiega -. Questi mesi dovrebbero aver chiarito a tutti che un’ondata Covid arriva quando i comportamenti sono meno rigorosi. Le misure di contenimento autunnali sono state efficaci, si tratta ora di riuscire a convivere con il virus tenendo d’occhio l’indice di diffusione Rt e gli altri indicatori, e soprattutto adottando comportamenti individuali responsabili: lo shopping si può fare, ma avendo l’accortezza di non creare assembramenti o code fuori dai negozi, e lo stesso vale per l’asporto nei bar. Dipende da noi». Un caposaldo che dovrà accompagnarci nella convivenza obbligata con il Covid sarà una diagnostica veloce e puntuale, visto che oggi a Brescia oltre il 60 per cento dei positivi sono asintomatici e un altro 20 per cento sono paucisintomatici. «Sui tamponi molecolari non riscontriamo problemi, sono stati aumentati i punti dove effettuarli e il medico ora può anche prenotare quelli di controllo per l’uscita dall’isolamento: quando la prenotazione è andata a buon fine il paziente riceve un sms di conferma – sottolinea il Dg -. Un aiuto in più arriva ora dai test rapidi antigenici, che non impiegheremo per il mondo della scuola, per cui c’è già il canale dell’autopresentazione, ma per Rsa e strutture sociosanitarie, cui abbiamo destinato 25 mila test da utilizzare per controllare ospiti e operatori ogni 15 giorni circa. Importante sarà anche il ruolo dei 400 tra medici di famiglia e pediatri che hanno dato la disponibilità a eseguire i test in studio: i tamponi rapidi serviranno a valutare i contatti di casi positivi o la fine dell’isolamento di un contatto, agevolando anche il tracciamento». Per chi si scopre contagiato, però, è esperienza diffusa quella di rimanere a casa con la sensazione di non avere un punto di riferimento, perché le visite a domicilio per i Covid sono – a parte luminose eccezioni – quasi una rarità. «Rimanere a casa non vuol dire essere abbandonati. Il medico di famiglia può curare con diverse modalità, dalla vigilanza telefonica all’attivazione del telemonitoraggio (abbiamo diverse piattaforme disponibili), ma nulla vieta che possa anche recarsi a casa del paziente Covid, visto che ora i dispositivi di protezione non mancano - chiarisce Sileo -. Può inoltre allertare i medici Usca – saliti da 12 a 23 e arrivati alla massima potenzialità – che si recano a domicilio e possono fare anche ecografie polmonari: ogni Usca segue 8-10 chiamate e visite domiciliari al giorno, mentre l’ambulatorio di approfondimento di via Morelli si occupa di una ventina di richieste quotidiane, al pari di quelli di Garda e Franciacorta, diventati ambulatori alternativi al Pronto soccorso». NUOVI STRUMENTI di assistenza e cura che in primavera non avevamo. E’ difficile fare paralleli o trarre conclusioni univoche, ma un segnale incoraggiante viene dai dati di mortalità complessiva sul nostro territorio, che nell’ultimo periodo è sovrapponibile a quella dello scorso anno. «Registriamo una media di 35-40 decessi al giorno nel perimetro di Ats Brescia – conferma Sileo -. In questo novero sono compresi anche i 5-7 morti Covid giornalieri: un panorama del tutto diverso rispetto a quello di marzo, in cui i decessi erano 8-9 volte di più. Ricordiamoci comunque che il numero dei morti è l’ultimo indicatore che calerà». •

Lisa Cesco
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