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12.11.2019

«Nuovo museo di Scienze L’incertezza ci preoccupa»

L’ingresso del museo di Scienze, in via Ozanam
L’ingresso del museo di Scienze, in via Ozanam

L’incertezza che avvolge tutta l’area della Caffaro preoccupa molto anche chi ha a cuore il museo di Scienze naturali che, secondo quella che più volte il sindaco ha definito «una certezza e una priorità», dovrebbe essere trasferito in una sede adeguata proprio in quella zona. In particolare l’associazione Amici del museo di scienze esplicita i propri timori all’amministrazione, muovendo anche un rimprovero per aver lasciato cadere le promesse di progettazione partecipata nel processo di genesi del nuovo polo museale, dal suo trasferimento all’attuale sede in via Ozanam (dove, a parte la biblioteca che offre un sevizio come sempre eccellente, non vi sono pressoché più spazi propriamente scientifici aperti al pubblico) alla condivisione di un’idea di museo di Scienze naturali al passo con le esigenze della città e dei tempi. Per voce di Mario Capponi, l’associazione ribadisce «che la ricostruzione del museo deve restare obiettivo primario di questa tornata amministrativa, in area Caffaro o nel sito attuale; con la netta sensazione che sia quest'ultima la soluzione più praticabile, e anche più opportuna». CAPPONI non nega la difficoltà del momento e chiede semplicemente attenzione, offrendo anzi un aiuto derivante dalla potenzialità scientifiche che l’associazione ha, vista la presenza, ricorda, di «autentici specialisti del loro settore, profondi conoscitori del nostro territorio, nonché dei musei di Scienze italiani e stranieri». Il desiderio è quello di far ripartire «almeno il percorso di confronto culturale fra il Comune, gli Amici, le Associazioni naturalistiche e gli altri portatori di interesse, iniziato quasi quattro anni or sono con la costituzione del Gruppo di lavoro per il rilancio del museo, e ora apparentemente congelato»; un vero tavolo di progettazione partecipata che invece non c’è stato. La strada, anzi, sembra quella di un’esclusione dei naturalisti locali e del gruppo di lavoro il che, chiude Capponi, potrebbe condurre alla «nascita di un museo di Scienze non naturali: una combinazione di qualche contenuto naturalistico e di discorsi pedagogici sulla sostenibilità, sui danni inflitti al territorio e sulle pratiche virtuose per minimizzarli. Discorsi certamente apprezzabili in una prospettiva di educazione alla cura dell'ambiente antropizzato, ma radicalmente diversi dal discorso di conoscenza scientifica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

IR.PA.
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