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25.03.2020 Tags: Brescia

Omicidio Bozzoli,
chiesto il processo
per un nipote

I Ris dei carabinieri impegnati nei rilievi nell’azienda di Mario Bozzoli
I Ris dei carabinieri impegnati nei rilievi nell’azienda di Mario Bozzoli

Mario Pari Un netto ridimensionamento rispetto alla fase della chiusura indagini. Il procuratore generale facente funzioni Marco Martani, nel procedimento per l’omicidio di Mario Bozzoli, ha chiesto un rinvio a giudizio e tre archiviazioni. IL PROCESSO è stato chiesto per Giacomo Bozzoli, nipote dell’imprenditore di Marcheno di cui non si hanno più tracce dall’otto ottobre 2015. Nei confronti di Alex Bozzoli, fratello di Giacomo, e di due operai della fonderia, Oscar Maggi e Abuaye (Abu) Akwasi è stata chiesta l’archiviazione. Per gli ultimi due l’accusa era di favoreggiamento personale. Giacomo Bozzoli deve invece rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, e di soppressione del cadavere. Entrambi i fratelli erano accusati di omicidio volontario premeditato, aggravato dalla distruzione di cadavere. Ma per quanto riguarda Alex Bozzoli, la Procura Generale, che ha avocato l’indagine nella primavera 2018, ha ritenuto non sussistano elementi di prova in grado di dimostrare il coinvolgimento nei reati ipotizzati. Nel luglio scorso, dopo la notifica della chiusura indagini, Alex e Giacomo Bozzoli si sono sottoposti ad interrogatorio. Assistiti dall’avvocato Luigi Frattini, hanno chiesto di poter essere interrogati e così è stato. Complessivamente i due interrogatori sono durati circa cinque ore. Le due deposizioni evidentemente assumono una rilevanza notevole nell’intero procedimento. Per quanto riguarda Alex Bozzoli la procura generale ha ritenuto di procedere alla richiesta d’archiviazione, mentre per Giacomo la richiesta è quella del processo. Nella ricostruzione accusatoria i rapporti tra i due fratelli e lo zio non sarebbero stati buoni. Questo, con particolare riferimento a Giacomo. I due nipoti negli interrogatori hanno invece parlato di «gratitudine nei confronti dello zio, che ci aveva insegnato a lavorare e ci consentiva di farlo. Grazie a lui e a nostro padre abbiamo avuto una vita agiata». AD AVOCARE l’indagine era stato il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso che nel maggio scorso aveva sottolineato: «In questi anni, dall’otto ottobre 2015 ad oggi non c’è stato il minimo elemento che potesse fare ipotizzare astrattamente la presenza in vita di Mario Bozzoli». L’imprenditore di Marcheno era stato visto in vita, per l’ultima volta, tra le 19 e le 19.40 di quella sera d’ottobre. Aveva chiamato la moglie e c’era in programma una cena in un agriturismo. A vederlo, per ultimo, fu un operaio. Mario Bozzoli a casa non è mai arrivato. Gli inquirenti sono arrivati a ipotizzare che il corpo dell’imprenditore possa essere stato messo, dopo il delitto, in uno dei sacchi utilizzati in azienda e portato in auto all’esterno della fonderia. L’auto di Giacomo Bozzoli è stata però sottoposta a rilievi e accertamenti e nulla sarebbe emerso contro il nipote dell’imprenditore scomparso. Tra gli altri elementi, per l’accusa ci sarebbe anche lo spostamento dell’inquadratura delle telecamere, verso zone che non «avevano alcuna rilevanza». La procura generale ha avocato a sé anche la vicenda della scomparsa, prima e della morte poi di Giuseppe Ghirardini, operaio della «Bozzoli» il cui cadavere venne ritrovato in Valle Camonica il 14 ottobre 2015. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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