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17.11.2019

Omicidio Bugna, per Lorandi no alla revisione del processo

La tomba di Clara Bugna morta il 10 febbraio del 2007
La tomba di Clara Bugna morta il 10 febbraio del 2007

Bruno Lorandi non avrà un nuovo processo. Per ora. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Corte d’Appello di Venezia. Lorandi ha appreso la notizia nel carcere veronese di Montorio, dove sta scontando l’ergastolo in quanto ritenuto, in ogni grado di giudizio, il responsabile dell’omicidio della moglie Clara Bugna. Attualmente l’ex marmista di Nuvolera è in infermeria, dopo essere stato in ospedale per un infarto. «Quando ha saputo che la richiesta di revisione era stata respinta - ha riferito il suo legale, avvocato Alberto Scapaticci - è scoppiato in lacrime». Ma una cosa è certa: «Ricorreremo in Cassazione». LA MORTE VIOLENTA di Clara Bugna, avvenuta il 10 febbraio 2007, viene diversi anni dopo quella del figlio della coppia, Christian, risalente all’aprile del 1986. Anche in quel caso Bruno Lorandi venne processato. Fu assolto in ogni grado di giudizio, con la moglie che si è sempre detta convinta della sua innocenza. Il colpevole dell’omicidio non fu mai individuato. E anche allora c’era, a difendere Lorandi, l’avvocato Alberto Scapaticci, insieme all’avvocato Claudio Barbieri. Il 10 febbraio 2007 era per Bruno Lorandi l’ultimo giorno di lavoro e in cui compiva 60 anni. Venne chiamato, sul posto di lavoro, dal ristorante in cui Clara Bugna lavorava e dove quella mattina non si era presentata. Lorandi corse a casa: la moglie giaceva esanime per terra, con la cintura dell’accappatoio stretta al collo, in sala. Poco lontano, l’asse da stiro con il ferro acceso. Sul ferro acceso, in particolare su chi l’avrebbe acceso e quando, hanno lavorato accusa e difesa. Nei processi. In particolare si è lavorato sui picchi di consumi elettrici per cercare di capire quando sarebbe stato acceso. In sostanza, se da Lorandi per una messinscena dopo aver commesso il delitto e solo poco prima d’uscire per andare a lavorare, oppure effettivamente da Clara Bugna per stirare. Ma tutto nella fase delle indagini si complica perché mentre «da remoto» vengono chiesti i dati, vengono cancellati quelli temporali. Le ricostruzioni dei picchi energetiche e dei relativi tempi vengono quindi affidate a consulenti della procura. Il quadro che ne scaturisce è favorevole all’accusa dal momento che la consulenza stabilisce che il ferro da stiro potrebbe essere stato acceso da Lorandi solo pochi minuti prima che uscisse per il lavoro. Una conferma, quindi, del «teatrino». Ma per l’avvocato Scapaticci e per il collaboratore Marco Ladu che l’ha affiancato nella richiesta di revisione, le cose non stanno così. E la questione del consumo energetico ricopre un’importanza fondamentale «perché consente a Lorandi di avere un alibi in un processo indiziario». In realtà a dire che la ricostruzione operata, durante le indagini, dei picchi energetici e dei tempi in cui si sono verificati, ha dei problemi, sono i consulenti della difesa Lorandi: il professor Alessandro Ferrero, Ordinario di misure elettriche ed elettroniche al Politecnico di Milano e l’avvocato Veronica Scotti, docente a contratto sempre al Politecnico. Viene contestato, nella ricostruzione, il fatto che evindenzi un picco la sera del 14 febbraio, quando l’abitazione era già sotto sequestro. «Questo - ha spiegato l’avvocato Scapaticci - non è mai stato evidenziato e rappresenta quindi un elemento di novità». Ma la Corte d’appello di Venezia, facendo riferimento alla sentenza di merito evidenzia come «l’analisi dei consumi elettrici, abbia assunto, nell’economia della decisione, un carattere complementare rispetto a un quadro indiziario assolutamente autosufficiente». L’avvocato Scapaticci non ci sta e punta già al ricorso in Corte di Cassazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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