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13.06.2019

«Omosessuali nell’ombra per il timore di dichiararsi»

Luca Trentini
Luca Trentini

Qualcuno l’ha definito con un pizzico d’azzardo «il parco dell’amore gay», altri lo conoscono semplicemente come «il boschetto». Le attribuzioni romantiche calzano però poco a una selva in cui si consumano nell’ombra fugaci rapporti sessuali tra sconosciuti che si danno appuntamento via chat e utilizzano uno specifico codice di abbigliamento per riconoscersi tra i labirintici sentieri. Senza considerare il rischio a cui i frequentatori abituali vanno incontro nel momento in cui, anziché rintracciare il partner prescelto con il quale appartarsi, incappano loro malgrado in rapinatori che non si fanno problemi a menare le mani pur di ottenere un telefonino o qualche contante. La pericolosità dell’area, unita alla notorietà che l’accompagna in rete, ha spinto più volte il comitato Territoriale Arcigay Orlando di Brescia a prendere una netta posizione e a sconsigliarne fortemente la frequentazione alla popolazione omosessuale in cerca di avventure. Parere motivato dalle numerose aggressioni subite dagli «avventori» ad opera di bande specializzate. «Siamo per la massima autonomia di comportamento e siamo convinti che tra adulti consenzienti ci debba essere totale libertà di espressione sessuale. Siamo tuttavia consapevoli che l’eccessiva esposizione del luogo determini poca sicurezza e lo renda perciò poco adatto ad accogliere una manifestazione libera e sicura del proprio orientamento. Né è opportuno parlarne in termini di amore se per amore si intendono i legami sentimentali», ha sottolineato l’ex portavoce dell’associazione e storico attivista per i diritti degli omosessuali Luca Trentini. «BISOGNA però riconoscere — ha aggiunto — che la conformità del luogo risponde pienamente ai requisiti scelti da persone non dichiarate che si rifugiano nell’ombra per vivere esperienze lontane dall’apparenza quotidiana. Ciò le colloca in una condizione di grande vulnerabilità: hanno a disposizione soltanto questi spazi e in caso di soprusi e violenze evitano di denunciare per timore di esporsi pubblicamente».

D.VIT.
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