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07.04.2020 Tags: Brescia

Operazione mascherine: la Regione «scavalcata»

La consegna delle mascherine alla sede della Protezione Civile in via Musei SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
La consegna delle mascherine alla sede della Protezione Civile in via Musei SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

C’è un po’ di confusione sotto il cielo di Lombardia. Anzi, parecchia. Il tema mascherina è scottante dalla prima ora del virus. E continua ad esserlo. La Regione fa annunci: da lunedì (ieri) 3,3 milioni di mascherine in tutta la Lombardia. A Brescia ne spettano 370mila, Considerando che i bresciani sono un milione e 300 mila non sono molte. Ma è un pacchetto, un contingente... Che non risolve una carenza che è oggettiva, ma questo si sa. E mai superata. Il problema non è però se sono poche o tante (sono sempre poche), è come l’operazione è stata gestita. La Regione ha detto che le mascherine sarebbero state distribuite indicativamente da ieri, attraverso tabaccai, edicole, poste ed altri esercizi. Un’indicazione rivolta alle Protezioni civili delle Province, Brescia compresa, ma molto generica. Si sarebbe trattato di attivare i volontari e inviarli a Irma, a Ome, a Montichiari e a Ono San Pietro e depositare le mascherine dall’edicolante e dal tabaccaio di turno. «Ma quante ne avremmo dovute lasciare? E che assembramenti avremmo creato nei negozi? E i negozianti a chi avrebbero dovuto darle? E quante ad ognuno? A chi per primo?» domande che si pone il titolare della delega alla Protezione civile in Broletto, Antonio Bazzani. Domande sulle quali l’amministrazione provinciale si è arrovellata arrivando alla conclusione che era meglio fare di testa propria. Fare cioè come aveva fatto sin qui con altre partite di mascherine e dispositivi di protezione individuale. Affidarle per la distribuzione ai sindaci che conoscono il loro territorio. Sono 321mila mascherine, e non 370mila, come comunicato dalla Regione. La protezione civile è andata a prenderle domenica pomeriggio e ieri le ha stoccate nella sede di via Musei. «È fondamentale che la distribuzione non solo avvenga in modo capillare - spiega il presidente Alghisi - , ma che segua anche criteri utili che i sindaci certamente conoscono, essendo a contatto diretto e quotidiano con tutta la collettività». ALL’OSCURO anche i farmacisti che ne avrebbero 300mila da gestire in Lombardia. Ma ieri non erano ancora arrivate. Domenica quando hanno appreso della fornitura «nessuno sapeva niente di ufficiale». Francesco Rastrelli, presidente dell’Ordine dei farmacisti spiega che dovrebbero arrivare a metà settimana. Nel Milanese una circolare di Atf locale ha detto che sarà sabato prossimo. «Ma prima ci devono spiegare i criteri, per ora troppo vaghi». Persone anziane e deboli... servono specifiche. Un quantitativo comunque minimo per le farmacie che sono 3300 in Lombardia, e che continuano in mezzo a mille difficoltà ad approvvigionarsi attraverso canali propri. Che non bastano. Poche, ma almeno un po’ di mascherine sono arrivate. mentre nulla si sa dei kit composti da telefonino, saturimetro, termometro eccetera: la Regione il 23 marzo aveva annunciato di averne acquistati 10mila da dare ai pazienti problematici a casa. Il presidente dei medici di base dice: «Non se ne sa nulla». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.B.
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