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25.06.2019

Orale, rotto
il ghiaccio
con le tre buste

La commissione del Copernico alle prese con un’esaminanda nella prova orale con le tre buste
La commissione del Copernico alle prese con un’esaminanda nella prova orale con le tre buste

Si fa tanto dire della paura del nuovo, ma per chi affronta la maturità la prima volta, in fondo, anche l’esame più vecchio risulta inedito. Ha ragione Chiara Elia, quando dice che «per noi la prova della maturità è nuova in ogni caso». Ieri mattina è toccato a lei, alla sezione N dello scientifico Copernico, inaugurare l’orale «riformato». Pressoché la prima in assoluto tra i candidati cittadini, poiché in via Duca degli Abruzzi erano di scena solo la N e la L, e tutti gli altri licei statali di Brescia cominciano oggi.

 

HA FATTO da apripista, insomma, e ora che è tutto finito è persino contenta. Dopo gli scritti più facili del previsto, pure il temuto orale senza tesina rompighiaccio si è rivelato più che abbordabile, un po’ per la mano leggera usata dai docenti, un po’ per cinque anni di studi per nulla da passeggiata che danno ben la possibilità di «navigare» tra le materie. La paura delle buste dura lo spazio di un attimo, il timore dei collegamenti svanisce appena si apre bocca davanti alla commissione schierata. E poi, anche quelli «finiscono per essere sempre gli stessi, come le tesine, e questo orale è passato talmente in fretta che quasi non me ne sono accorta» confessa. Il brutto, come sempre, è il prima dell’attesa, e stavolta si capisce bene che è stato particolarmente pesante. Ma questa è questione di carattere e di emotività. Poi, come gli altri di ieri mattina, anche Chiara Elia esce con la certezza che ormai un capitolo della vita è chiuso e può pensare al prossimo, che vuol dire «lettere o biologia, ancora devo decidere». «Snervanti» è la parola che usa Vittorio Genzano per definire gli attimi prima dell’esame. Ha appena finito e sui gradini d’ingresso stappa bollicine con gli amici come un campione di Formula 1 al traguardo. «Durante la prova sono stato abbastanza tranquillo – dice -, nella mia busta c’era il Dna ricombinante e ho saputo trovare i collegamenti giusti con altre materie». Era quella la «grande scommessa», e a lui pare di averla vinta. Lucrezia Lanzoni è dell’altra sezione sotto esami, la L, ma le cose non cambiano granché. Lei è persino riuscita a dormire «a un’ora decente». Confessa che pensava con terrore all’idea di trovare un argomento scientifico nella busta, invece le vanno a capitare proprio le onde elettromagnetiche e accetta il gioco duro. «Sono riuscita a contestualizzare l’argomento nel periodo di crisi del positivismo – dice -, alla fine è stato più complicato prepararsi su tutto ma forse è meglio così, senza tesine e terza prova». E lo trova più facile pure Luca Reboldi, anche se con quei benedetti collegamenti non è andato molto forte. «Trovarli non è sempre facile e pensavo che potessero condizionare molto l’esame – confessa -, ma i professori sanno che è il primo anno e mi hanno aiutato molto». Si è trovato alle prese con l’immagine dell’esplosione di una bomba nucleare, e gli è stato chiesto di parlare della «Pharsalia» di Lucano e della guerra civile Cesare/Pompeo. Se l’è cavata così, e alla fine «non so se era più facile il vecchio – dice -, ma ai miei compagni direi che devono stare abbastanza tranquilli». L’importante è che «ho passato cinque anni bellissimi, con professori molto attenti a darci una base di formazione alta», e può già vedersi alle prese con Ingegneria dell’automazione al Politecnico milanese. Enrico Prandini deve all’orale persino quella «soddisfazione» negata dagli scritti. «Da un punto di vista psicologico è pesante ma oggettivamente me l’aspettavo così – dice -. All’inizio ero tanto teso che mi sembrava di non sapere più nulla, poi è arrivata la padronanza degli argomenti, e pensavo persino di sapere meno di quanto ho detto, partendo dai due bambini con la maschera antigas trovati nella busta». Come tutti, ha dovuto accettare la sfida, e va da sé che a cose fatte da lì arriva la gioia maggiore. Può persino benedire un esame «senza tesina e terza prova, anche se richiede un impegno maggiore». «Hanno cambiato tutto in corso d’anno e siamo riusciti a capirci qualcosa verso aprile – dice Valentina Lana -, cambiare all’ultimo momento mi sembra un po’ sbagliato e anche i professori non sapevano come comportarsi nelle simulazioni». Poi, la terza prova sarà pure una fatica, tuttavia «dà il vantaggio di preparare meno materie all’orale», senza contare che «una materia in più è spuntata alla seconda prova». Magari fra un attimo cambierà idea anche lei.

 

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Mimmo Varone
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