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08.01.2010

«Ordine Nuovo, protesi dei Servizi deviati»


 I pubblici ministeri Roberto Di Martino e Francesco Piantoni sentono i testimoni in aula  FOTOLIVE
I pubblici ministeri Roberto Di Martino e Francesco Piantoni sentono i testimoni in aula FOTOLIVE

«Ordine Nuovo era una protesi dei Servizi segreti deviati. Era una delle organizzazioni politiche non parlamentari che venivano in qualche modo controllate nella direzione da una struttura parallela dei servizi segreti».
Non ha dubbi Roberto Cavallaro, ex sindacalista della Cisnal, sentito ieri nell'ottantaquattresima udienza del processo per la strage di piazza della Loggia: Ordine Nuovo era legato a doppio filo con i servizi segreti deviati. Una convinzione che deriva dalla partecipazione diretta a un determinato ambiente e non da voci raccolte tra i militanti dell'estrema destra. Una convinzione che nasce anche dalla frequentazione assidua, per oltre sei mesi, di Amos Spiazzi, il maggiore dell'esercito finito nei guai per la «Rosa dei venti». Una frequentazione diretta che porta Cavallaro ad allontanarsi quando la situazione inizia a prendere una piega inattesa; un gruppo genovese è disposto a investire fino a duecento milioni (di vecchie lire) per eliminare due compagni ritenuti responsabili di un attentato.
I RICORDI e le dichiarazioni dell'ex sindacalista (ha confermato tutto quello che aveva dichiarato finora nei vari procedimenti e negli interrogatori) confermerebbe la ricostruzione dei pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni che attribuiscono l'organizzazione della strage di Brescia agli ordinovisti veneti e ai servizi paralleli dello Stato.
L'ex sindacalista, che ha passato anche qualche guaio giudiziario («sono stato scaricato e sono finito in prigione», ha detto) ha collaborato con il Sid, il servizio segreto militare, tra il 1971 e il 1973.
«SONO STATO AVVICINATO da persone che non conoscevo - ha spiegato - e mi è stato chiesto di far parte di una struttura che si occupava della sicurezza dello Stato. In quel momento la sicurezza era in funzione anticomunista. Avevano bisogno di persone che fossero in grado di sostenere operazioni di intelligence, tanto è vero che io non ho mai preso in mano una pistola. Ho accettato, sono stato a Roma per alcuni seminari e ho partecipato anche a una sorta di "addestramento" in Francia, dove c'erano pure portoghesi, greci e polacchi».
L'operatività di Cavallaro si concretizza con l'operazione «Rosa dei venti». «Avevo il compito di verificare con Spiazzi la disponibilità nell'Esercito e nell'Arma a un cambiamento istituzionale: gran parte degli ufficiali contattati erano disponibili. Credo che Spiazzi sapesse quale fosse il mio ruolo, perchè anche lui faceva parte del Sid».
Secondo Cavallaro, Spiazzi non solo era legato al Sid deviato, ma era anche organico di Ordine Nuovo, «Le riunioni ristrette di Ordine nuovo a Verona si tenevano a casa sua», ha ricordato. «Ordine Nuovo era un movimento politico, ma dietro c'era una struttura combattente, quella che Spiazzi chiamava "legione nera" o "ordine nero". Queste notizie - ha precisato Cavallaro - le apprendevo direttamente da Spiazzi che era molto legato a Elio Massagrande, il referente veronese di On».
Non era solo On legato ai servizi deviati dello Stato, c'erano anche Avanguardia nazionale, La Fenice, forse le Sam e Riscossa - come appuntato su un foglietto sequestrato a Cavallaro quando fu arrestato nel novembre del '73 - «ma la differenza era che Ordine nuovo aveva una struttura e una sua diffusione e teste pensanti».
QUANTO all'esplosivo, Cavallaro è certo che le organizzazioni ne avessero disponibilità. «Il materiale esplosivo era nelle caserme e c'era disponibilità anche all'estero - ha ricordato -. Spiazzi mi fece vedere alcune cariche di tritolo che aveva in casa. L'abitazione di Spiazzi era una specie di fortino, aveva armi e esplosivo».
La collaborazione di Cavallaro con il Sid cessa bruscamente non appena il testimone avanza perplessità sulle operazioni: «Dovevo tenere i rapporti con un gruppo di imprenditori genovesi che era disposto a finanziare alcune operazioni», ha dichiarato.
LA PRIMA OPERAZIONE cui fa riferimento il testimone era di un gruppo padovano, che agiva sotto l'ala di Amos Spiazzi, tanto che i soldi finirono al maggiore e poi vennero divisi tra i vari gruppi. «L'operazione consisteva nell'eliminare due persone».
Il testimone ha ricordato che era stato pattuito di chiedere duecento milioni di lire, ma che poi in sede di incontro la richiesta - per un errore - scese a venti. «Io precisai che si trattava di un acconto». ha spiegato Cavallaro che, di fronte alla possibilità che due persone venissero eliminate, manifestò tutte le sue perplessità. «Tanto che venni scaricato e finii in prigione».
L'operazione non venne portata a termine, ma i rapporti con il gruppo genovese non si interruppero. nonostante l'arresto di Cavallaro. A tessere la collaborazione con i genovesi pensò Spiazzi con il capitano «Palinuro». E per l'accusa il «capitano Palinuro», uomo dei servizi segreti deviati, altri non era che l'ex generale Francesco Delfino.
Cavallaro ieri non si è allontanato di molto dalla convinzione dell'accusa. confermando la strategia della tensione che passava anche dall'annientamento dei contestatori: «Con l'operazione Blu moon si voleva promuovere la diffusione di droga per limitare la ribellione dei giovani».
Wilma Petenzi

Wilma Petenzi
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