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28.03.2020 Tags: Brescia

Ospedale da campo Brescia ci riprova: Fiera o Ingegneria

Eugenio Barboglio Brescia che si sente trattata peggio di Bergamo e Cremona, e che polemizza per questo con la Regione per voce della vicesindaco Castelletti, riscopre l’ospedale da campo alla Fiera. Lo riscopre attraverso il consiglio comunale che ieri - i capigruppo - ha mandato una lettera al premier Conte, alla prefettura e alla Regione per dire: ci vuole l’ospedale alla Fiera. Alla Fiera oppure all’Università statale di Ingegneria, l’altra ipotesi che si fa strada in parallelo. I capigruppo in Loggia hanno anche chiesto impegni nella medicina territoriale e sullo stretto monitoraggio dei malati a casa, in linea con il mainstream bresciano di questi giorni. E quindi più tamponi per tutti: medici, infermieri, operatori delle Rsa, persone che sono paucisintomatici, sospettano di essere malati e vivono nell’angoscia, e magari vedono gente (anche senza violare il coprifuoco). MA ARRIVARE alla versione definitiva del documento non è stato facile. Infatti il testo non era condiviso dall’inizio dalle varie anime del centrodestra. Dove c’era evidentemente qualcuno, sia nella Lega che in Forza Italia, che sulla richiesta dell’ospedale da campo ci vuole andare cauto. Tenendosi più vicino alla posizione della Regione, che di quel progetto non si era mai dimostrata entusiasta, anzi era stata probabilmente il fattore frenante. Perché? Fin in fondo non si è mai capito. Probabilmente non è solo la preferenza per un modello di ospedale diffuso, come è stato chiamato il modello di distribuzione su strutture socioassistenziali e di sanità privata dei malati. Che è quanto sta avvenendo, ma a Brescia molti temono che non sia sufficiente. E infatti c’è questo rilancio della Fiera o di Ingegneria. La crisi di letti fa paura, soprattutto alla luce di numeri di contagi che, se calano, calano di poche unità. E se tornassero a crescere forte? L’allentamento della pressione sul Civile, che vede meno accessi al pronto soccorso, è considerato un dato importante ma non del tutto rassicurante. Il fatto che arrivino pazienti più giovani e gravi evidenzia il bisogno, o almeno la percezione del bisogno, di nuove strutture. Esigenza sentita anche sul Garda ad esempio, dove l’Asst non è un’isola felice. Per trovare soluzione ai molti sintomatici è stata aperta ai Covid la Villa dei colli a Lonato, benché sia una struttura con deficit antisismici, al punto che dovranno ricostruirla radicalmente. Ma ora è venuta utile. Sul Garda l’ipotesi di utilizzare per i Covid l’ospedale semivuoto e mai terminato Laudato Si’ di Rivoltella è stata scartata. Ma la lettera dei capigruppo è una mozione a favore anche di una maggiore presenza sul territorio del sistema sanitario, che il governatore Fontana ha peraltro detto di volere applicare attraverso i medici di base e le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale): da lunedì saranno operative a Brescia, Orzinuovi e Montichiari dalle 8 alle 19. Sorta di task force pronte ad intervenire nella case dove c’è un paziente critico, su segnalazione dei medici di base. Il documento dei gruppi consiliari del capoluogo sposa anche l’appello a eseguire più tamponi nella cerchia degli operatori sanitari attivi in ospedali e case di riposo, ma anche nella cerchia dei malati cosiddetti confinati a casa dal decreto del Governo, ma spesso in preda alla angoscia di non conoscere le proprie condizioni. INTANTO GLI OSPEDALI restano sotto stress. Il Civile, attraverso una direttiva interna, ha imposto a misurazione della febbre a tutti. I dipendenti all’ingresso. Ma attende ancora il personale promesso dopo il forfait dei cinesi per poter aprire i tredici posti letto di terapia intensiva. Personale che ora pare arrivi nel fine settimana, è assolutamente indispensabile: quello attualmente impegnato in terapia intensiva non ha mai Vito il cambio, è lo stesso per numero e individui che era in servizio a febbraio, quando non c’erano i Covid e i letti errano meno della metà. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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