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15.11.2019

Pendolari,
altra giornata
da incubo

Ancora a piedi i pendolari bresciani alle prese con nuovi disagi tra ritardi, guasti e caos generalizzato
Ancora a piedi i pendolari bresciani alle prese con nuovi disagi tra ritardi, guasti e caos generalizzato

Dopo un settembre nero pensavano che si potesse solo migliorare. Con ottobre hanno scoperto che non c’è fine al peggio. E novembre non smentisce. I pendolari bresciani del comitato «Sbiancalafreccia» sono esasperati dall’odissea infinita a cui sono costretti da anni sui treni per Bergamo, Parma, Cremona, Milano, Verona. E insieme a un’altra decina di altri comitati lombardi annunciano che il tempo della protesta civile è finito: «Ora pensiamo ad altre forme di lotta più incisive», promette il portavoce del comitato nostrano Massimo Lazzarini dopo l’ennesima giornata nera.


PER RESTARE solo al nodo bresciano, Trenord ammette che ieri quattro treni sono stati soppressi per guasto. Sono il 4900 delle 5.01 e il 4908 delle 9.03 per Bergamo, il 4903 in arrivo alle 7.18 e il 4907 delle 9.03 entrambi da Bergamo; la stessa Trenord precisa che per lavori a Milano Greco Pirelli, invece, è stato soppresso il 4897 delle 7.57 per Verona, indicando come alternativa il 2057 che ha effettuato fermate straordinarie a Ponte San Marco, Lonato e Castelnuovo del Garda. Per la stessa causa, sempre sulla linea per Verona, il treno 20300 è stato sostituito da pullman come il 20307 delle 7.08 da Parma. Da dove il 5341 delle 7.50 è partito con 40 minuti di ritardo per prolungamento dei tempi di preparazione del treno. Non male per chi doveva viaggiare. Rfi fa sapere che le soppressioni sono dovute ai treni e non all’infrastruttura, l’assessore lombardo alla Mobilità Claudia Terzi attribuisce a Rfi gli «inqualificabili disagi»: ma, insomma, paiono tutte mezze verità. E i pendolari ormai hanno capito che le colpe sono di tutti e non fanno più distinzioni: «Dopo due anni di annunci non si vedono segni di miglioramento, il nodo di Milano è al collasso e Rfi non ha idea di come affrontare il futuro – dice ancora Massimo Lazzarini -. Trenord ha tagliato strutturalmente il 10 per cento dei convogli e ci lascia su treni sporchi, privi di manutenzione e affollati all’inverosimile. All’assessore Terzi abbiamo chiesto un incontro in gennaio e siamo ancora in attesa, mentre ci chiama al tavolo solo per annunciarci decisioni già prese. Il servizio è indegno e siamo molto innervositi, che sia colpa di Regione, Trenord o Rfi non c’interessa più». E aggiunge che questo è il clima ormai diffuso tra tutti i pendolari lombardi.


IL CAOS DI IERI, peraltro, è il terzo che si verifica in questa settimana, e si capisce che gli animi siano esasperati. Lazzarini ricorda che avevano chiesto un dialogo «costruttivo» con le parti in causa, Ma «ci è stato negato e ora la nostra protesta non sarà più civile». Per Dario Balotta (Europa Verde) la nuova giornata nera «dimostra che il matrimonio Fnm con Fs che ha dato vita a Trenord per difendere una posizione di monopolio e impedire un regime di vera concorrenza nella più importante regione italiana, è giunto su un binario morto». E che «Trenord è al collasso, sia tecnico che finanziario». Come che sia, a pagarlo sono le migliaia di persone che ogni giorno si spostano per studio o per lavoro.


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Mimmo Varone
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