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17.07.2019

«Pensiamo a lei tutti i giorni Non è possibile sia finita così»

Iushra Gazi: la ragazzina un anno fa è svanita nel nulla
Iushra Gazi: la ragazzina un anno fa è svanita nel nulla

Un fiume di ricordi, e di parole, per la piccola Iushra Zannatul Gazi, ormai a un anno dalla sua scomparsa, nei boschi dell’Altopiano di Cariadeghe: a parlare, ancora una volta, è il padre della bambina autistica di origini bengalesi che aveva solo 11 anni quando di lei si sono perse le tracce. Mohamed Liton Gazi racconta di pensare ancora a lei, ogni giorno: per lei sarà presente venerdì a Serle, per la fiaccolata organizzata in sua memoria, e sabato a Brescia per l’iniziativa organizzata in piazza Rovetta. «IL MIO CUORE batte sempre per lei ed è quasi come se ogni giorno, fosse sempre peggio. Il suo corpo non è mai stato trovato, e questo mi riempie la testa di pensieri. Ogni tanto credo che possa ancora essere viva. Ma se fosse così, allora dov’é? E con chi è? E se invece è morta, com’è morta? E dove? Penso a lei tutti i giorni». Da quando scattò l’allarme un anno fa: MdLiton Gazi fa l’operaio all’Iveco di via Volturno, e si precipita a Serle, sull’Altopiano. Ci rimarrà per dieci giorni senza sosta. Nella speranza di poterla ritrovare, viva o morta: «Temo che le sia successo qualcosa di brutto – continua Gazi – perché non è possibile che la montagna sia stata perlustrata palmo a palmo e di lei non sia stato trovato nulla. Nessuno l’ha vista, in un posto dove d’estate passa tanta gente. E se la mia bambina non fosse più a Serle? Chi abita in paese mi ha detto che se la bambina fosse stata lì, qualcuno l’avrebbe trovata. Mi hanno detto che è morta per un incidente, sarebbe caduta in un buco, in una grotta. Ma allora per quale motivo non l’hanno trovata? Non può essere andata tanto lontano, in così poco tempo. Chi abita sull’Altopiano mi ha detto che i buchi li conoscono, che l’hanno cercata dappertutto e che in quei buchi non c’era». A casa la vita non è più la stessa: in via Calatafimi, dove abita la famiglia, anche mamma Khanam è rimasta aggrappata a lungo a un filo sottilissimo di speranza. Ancora un anno fa, la donna raccontava di come fosse convinta che la figlia fosse stata rapita. «Iushra è solo una bambina – dice ancora papà Gazi – e le volevamo tanto bene, è impossibile dimenticarsi di lei, e non è facile vivere così. Pensiamo sempre a lei, con la testa e con il cuore. Ci chiediamo cosa sia successo, cosa le sia capitato. È un dolore che ci accompagnerà sempre». IN CASA ci sono anche i fratellini di Iushra: la piccola Fatima, che ha poco più di un anno. E poi Ibrahim, 6 anni, e Ismail che invece ne ha 8, anche lui autistico come la sorella scomparsa. Sull’accaduto la Procura ha aperto e chiuso un’inchiesta per omicidio colposo: l’educatrice Fobap che quel giorno aveva portato Iushra in gita, è stata rinviata a giudizio. Il padre della bambina non si esprime sul processo, ma ha comunque qualcosa da dire: «Capisco che i volontari e la maestra siano stati male per la mia bambina, che abbiano sofferto come stiamo soffrendo noi – conclude Gazi – ma non è normale che sia potuto succedere, che sia scappata così. A questo punto potrei anche non credere più a quello che mi hanno raccontato. E metto in dubbio la parola dell’educatrice». •

Alessandro Gatta
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