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29.05.2020 Tags: Brescia

Per piazza Loggia
silenzio e memoria
in una città più unita

Un momento della commemorazione FOTOLIVE
Un momento della commemorazione FOTOLIVE

Rose rosse ai piedi della stele e una rosa rossa in terra, presso il perimetro del selciato della piazza, nel punto dove cadde il corpo di Alberto Trebeschi, ucciso in piazza Loggia quel 28 maggio 1974 insieme a sua moglie, Clementina Calzari, a Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi in Milani, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti e Vittorio Zambarda. Nel mezzo delle due floreali macchie rosse ieri, alle 9.58 ha sostato, in commosso raccoglimento, Franco Castrezzati, il sindacalista che quel giorno stava parlando dal palco di una manifestazione antifascista. Ieri Castrezzati non era su un palco ma su una sedia a rotelle, con la mascherina sul viso; ha voluto esserci e ha voluto accarezzare un fiore davanti alla stele, accompagnato dagli applausi della piazza che ha cercato, così, di fargli forza, nel suo silenzio e nel ricordo delle sue frasi di allora. FRASI CHE SONO impresse nelle memoria di tutte le persone che erano in piazza con lui, ma anche di chi non c’era, perché il ricordo vocale di quel giorno viene evocato ogni 28 maggio, quando si risentono le sue parole poco prima dello scoppio, alle 10.12. Ma non ieri: nel 46° anniversario, così inedito, così colpito da tante morti, non è echeggiato quel boato bensì il suono delle campane che, in quell’istante, hanno scoccato gli otto ritocchi per le otto vittime, e poi, pochi minuti dopo, una più lunga scampanata per tutte le vittime, che si è unita a quella di tutte le parrocchie della città. Campane e preghiere, cui si è aggiunta quella di tutti i centri islamici bresciani, trasmessa sulla pagina facebok e preceduta da un video in cui i giovani musulmani sottolineano l’importanza della memoria. Contaminazione spirituale che si è sommata a quella materiale, dei corpi della gente che ha popolato la piazza ieri mattina: «È bella questa partecipazione variegata, con linguaggi diversi», ha commentato don Fabio Corazzina che salutava e descriveva brevemente le delegazioni in ingresso. Seduto al gazebo degli organizzatori presso la statua della Bella Italia, don Fabio ha visto tanti modi diversi di dimostrare la propria partecipazione, espressioni di decine di delegazioni, composte da tre persone ciascuna, in rispetto delle attuali misure di sicurezza e che si sono alternate dalle 8.30 fino al pomeriggio. Tra l’una e l’altra anche le singole persone, che, regolamentate negli accessi e nelle distanze le une dalle altre, non hanno voluto mancare nemmeno per una commemorazione anomala ma «bella, perché non manca nulla nella sua simbologia – ha commentato Manlio Milani, dell’associazione dei famigliari delle vittime – oggi ho visto la città unirsi, come l’ho vista unirsi per la ricostruzione e per arrivare alla sentenza. È un ponte tra le vittime di ieri e di oggi, che diventano un simbolo di chi vuole, ancora, camminare insieme». Milani ha preso parte della delegazione delle autorità, dal sindaco al prefetto, dal vescovo ai rappresentanti del consiglio comunale, che ha sfilato alle 10.12, subito dopo quella dei sindacati confederali che sono, da sempre, gli organizzatori della manifestazione mattutina. ALTRI COMUNI della provincia avevano inviato delegazioni, come Collebeato, con il suo sindaco Antonio Trebeschi, figlio di Cesare Trebeschi. E don Fabio ha ricordato le parole che l’ex sindaco di Brescia lesse in piazza nel 1975, nel primo anniversario della strage in cui morì il cugino: «Non portare più fiori cittadino bresciano e del mondo. È tua la colpa della strage di maggio, non cercare un capro espiatorio nei cupi recinti che separano la tua città da chi ha sbagliato una volta. È questo tuo disimpegno la prima spiaggia per la marea della violenza. Non cercare la colpa negli altri. La colpa è soltanto tua: delle tue mani inerti, dei tuoi occhi che non vogliono guardare, del tuo sapere non operare, di questi tuoi fiori muti che non danno voce alla loro parola». Frasi scelte non a caso da don Fabio, che anche ieri ha voluto più volte sottolineare i valori dell’accoglienza, della pace, della solidarietà, che animano l’agire delle delegazioni presenti. E, al passaggio del Kollettivo studenti in lotta, ha rivolto un messaggio a tutti i giovani: «Abbiate il coraggio di prendere in mano con forza e passione, non solo idee ma anche impegni per ricostruire e rendere ancora più bella questa nostra città». •

Irene Panighetti
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