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20.09.2019

Per quella morte tragica non ci sono colpevoli

Sana Cheema uccisa in patria
Sana Cheema uccisa in patria

Per l’omicidio di Sana Cheema, 24enne nata in Pakistan ma residente a Brescia, a fine maggio la procura generale ha notificato l’avviso di chiusura indagini al padre della ragazza, il 50enne Ghulam Mustafa, e al fratello della giovane, il 32enne Adnan Cheema. La ragazza era stata uccisa il 18 aprile di un anno fa mentre si trovava in Pakistan; lì era arrivata alcuni mesi prima da Brescia, da dove sarebbe dovuta tornare il giorno dopo. «Entrambi appartengono alla casta Jatt Cheema - ha spiegato a maggio il procuratore generale di Brescia, Pier Luigi Maria Dell’Osso che lo scorso febbraio ha avocato le indagini, inizialmente affidate alla procura che aveva aperto un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati -. Per questo quello che viene contestato è un omicidio politico. Con questo delitto infatti sono stati offesi i diritti civili di una cittadina italiana». LA RAGAZZA sarebbe stata strangolata con un velo di seta e i due parenti avevano inizialmente confessato, salvo poi ritrattare. In Pakistan, padre e figlio erano già stati processati insieme ad altri parenti, ma i magistrati del paese asiatico li avevano assolti per insufficienza di prove. Da qui la decisione della procura generale di Brescia di avocare l’inchiesta. AI DUE UOMINI gli inquirenti contestano anche diverse aggravanti: si va dalla premeditazione all'abuso di relazione domestica passando per il rapporto parentale intercorso tra responsabili e vittime e al fatto che l’omicidio sia avvenuto in un contesto di ripetute violenze. Al padre della 24enne, pure lui cittadino italiano, la procura generale contesta infatti anche il reato di maltrattamenti. Dal 2016 infatti l’uomo avrebbe rimproverato la figlia per il suo modo di vivere: «Non consono alla propria casta e alle tradizioni etniche e religiose». Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti il padre sarebbe arrivato anche a colpirla con un oggetto di legno provocandole lesione al fianco e alla gamba sinistra. Una situazione che ha portato al drammatico epilogo con un «no» che è costato la vita a Sana.

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