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26.10.2020 Tags: Brescia

«Per ristoratori
e baristi sarà
un’ulteriore batosta. Allarme disoccupazione»

Clienti ai tavolini di bar e ristoranti  in piazza Loggia a BresciaPer baristi e ristoratori la chiusura serale sarà un brutto colpoL’aperitivo in centro nel sole dell’ultima domenica di ottobre
Clienti ai tavolini di bar e ristoranti in piazza Loggia a BresciaPer baristi e ristoratori la chiusura serale sarà un brutto colpoL’aperitivo in centro nel sole dell’ultima domenica di ottobre

Non hanno più parole i ristoratori e i baristi bresciani, profonda è l'amarezza ma soprattutto la preoccupazione e la rabbia alla luce dell'ultimo Dpcm in vigore da oggi. A partire da questo pomeriggio e fino al 24 novembre tutte le attività di ristorazione tra cui anche bar, pub, gelaterie e pasticcerie dovranno chiudere alle 18. RESTA CONSENTITO il domicilio e fino alle 23 (e non a mezzanotte come in gran parte d'Italia causa coprifuoco Lombardia) anche l'asporto. «È una vergogna - chiosa Peppe Valente del Biif di piazzale Arnaldo -. Sarà la morte, il colpo di grazia, di troppe attività. Ci stanno distruggendo, prima hanno voluto creare la movida e ora la stanno facendo a pezzi. Non possiamo pagare per qualcosa di cui non siamo responsabili. Ognuno di noi ha rispettato le misure imposte tra distanziamento dei tavoli, dei coperti, sanificazione, postazioni gel, mascherine. Molti si sono attrezzati con servizio buttafuori. Gli assembramenti che si sono formati sono stati esclusivamente all'esterno dei locali: in quei casi dovevano intervenire le forze dell'ordine e invece non l'hanno fatto e a rimetterci siamo noi. Questa zona è deserta durante il giorno e il delivery di sera non aiuta neanche minimamente a pagare gli stipendi e tutte le spese di un'attività». Una situazione descritta anche dal suo collega Mauro Fabrizi della pizzeria Arnold's. «La piazza è vissuta durante le ore serali, a pranzo non c'è nessuno. Questo nuovo dpcm è un’ulteriore batosta per l'intera filiera della ristorazione. Avrò un calo di oltre il 90%. Sarà un disastro non solo per noi titolari ma anche per i collaboratori. Se non c'è lavoro resteranno a casa i contratti a chiamata. Crescerà esponenzialmente la disoccupazione - avverte Fabrizi -. Ci avevano promesso di recuperare il 60% degli investimenti fatti per sanificazioni adeguamento del locale anti-covid. Ora la sorpresa: il credito d'imposta è solo del 9%. Assurdità legate anche al delivery: vieti di andare a mangiare fuori ma fai entrare dentro le case sconosciuti che ti consegnano il cibo. Che ne sai se il rider è un asintomatico o se in casa ci sono persone contagiate?». Ieri, complice il sole e il ritorno della 1000 Miglia, la città si è riempita e con essa anche i locali. Ma da oggi tutto cambia. «Una lenta agonia - descrive Giovanni Di Domenico della Trattoria Caprese di piazza Loggia -. Da mesi dobbiamo far fronte alla chiusura o un rientro parziale di università e scuole, con lo smartworking abbiamo perso o ridotto le convenzioni con enti e uffici. Ora ci chiudono di nuovo la sera. È importante tutelare la salute ma salvaguardiamo il lavoro. Non c'è solo l'imprenditore ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Arrivati a questo punto forse è meglio un altro lockdown perché ho come la sensazione che dopo questo Dpcm ci sarà la chiusura di tutto, di nuovo». Sulla stessa linea anche Gaetano Grimaldi del bar Brescia di corso Magenta che chiede «un lockdown ma accompagnato dall'annullamento totale di tutte le spese». •

Marta Giansanti
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