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15.12.2019

«Personaggi e non persone, rischio da evitare»

Vite proiettate sul display che spesso non rispondono alla realtà
Vite proiettate sul display che spesso non rispondono alla realtà

Ragazzini sempre più coinvolti dai videogiochi e dalla vita del proprio avatar, tanto da immedesimarsi estraniandosi dalla realtà. Ragazzine troppo centrate sull'immagine, alla ricerca di follower e like che poi orientano i loro atteggiamenti per mantenere alta l’accettazione. Adolescenti alla ricerca di una propria identità, con la percezione del rischio tendenzialmente bassa. Tante relazioni, in rete. Ma potenzialmente anche tanti rischi. La loro vita è lì, sullo schermo che fin da bambini li ha intrattenuti, ascoltati e incuriositi. «Sono personaggi prima ancora di crescere come persone. E i genitori, con la smania di pubblicare le foto dei figli fin da quando son neonati, sono complici. Una cattivo esempio dal quale può nascere la dipendenza» analizza Domenico Geracitano, collaboratore tecnico capo della Polizia di Stato, da anni impegnato nel promuovere l’uso consapevole del Web. Il cellulare, con la sua funzione da «ciuccio 4.0», rischia d’essere un ostacolo nelle relazioni familiari: «Per non esser disturbati e tenere buono il bambino, i genitori incorrono nell’errore di dargli il cellulare per giocare. Ma in questo modo viene meno fin da subito il dialogo. E con l’arrivo dell’adolescenza, età fragile che ha bisogno del sostegno di un rapporto umano, i giovani trovano nella tecnologia le risposte che cercano». Considerazioni che non vogliono demonizzare Internet e i Social, ma far comprendere quanto sia necessario saperli usare per non incorrere nei pericoli della rete: cyberbullismo, sexting (invio di foto/immagini ad esplicito contenuto erotico), pedopornografia. INFORMARE è la prima strategia. Geracitano e la polizia Postale hanno incontrato circa 5mila studenti nel 2018. Quest’anno, 8mila. Incontri programmati ai quali si affiancano servizi tempestivi della Postale in caso di situazioni a rischio. «Siamo le Volanti del web», spiega Alberto Colosio, responsabile della polizia Postale di Brescia. «Il codice rosso (la corsia preferenziale in casi di violenza su donne e minori) noi lo applicavamo già prima che diventasse legge. Oggi, però, è stato introdotto il reato di revenge porn per chi diffonde in modo illecito immagini o video sessualmente espliciti». Dal sexting al revenge porn il passo può essere breve, evitando il primo si scongiura il secondo. «È fondamentale innalzare il livello di privacy - sottolinea Colosio -. Tra i rischi da non sottovalutare c’è l’adescamento di minori. Quest’anno la Procura ha aperto 20 indagini a Brescia per questo reato». Ma «la rete, dark web compreso, è monitorata dalla Postale. E l’indirizzo ip - avvisa Colosio è come un’impronta digitale». •

P.BUI.
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