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25.05.2019

Piazza Loggia, la strage rivive negli scatti inediti

Il   post deflagrazione in piazza Loggia in una fotografia ineditaIl dramma del 28 maggio 1974 raccontato negli scatti riordinati da Claudio CominciniLe immagini sono esposte all’Associazione Artisti Bresciani
Il post deflagrazione in piazza Loggia in una fotografia ineditaIl dramma del 28 maggio 1974 raccontato negli scatti riordinati da Claudio CominciniLe immagini sono esposte all’Associazione Artisti Bresciani

Duemila persone in piazza, 17 macchine fotografiche. Oggi partirebbero in tempo reale duemila telefonini. Eppure quei pochi fotografi, con una carica di dodici, al massimo trentasei scatti, hanno tracciato il racconto della tragedia del 28 maggio. Alcuni professionisti, altri amatori, altri ancora forze dell’ordine. Sono 889 le immagini nel faldone giudiziario, forse non tutte, mai sinora riordinate. Lo ha fatto, grazie anche a inediti forniti per la prima volta dalla questura, Claudio Comincini, che ha cercato gli autori e messo assieme un reportage «che, nella giusta sequenza, potrebbe diventare un film con la colonna sonora dei venti minuti del discorso di Franco Castrezzati prima, del suo gestire il panico dopo» come da lui stesso dichiarato. COMINCINI era ieri nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani dove è stata inaugurata, all’interno del calendario delle iniziative della Casa della Memoria in ricordo della strage di piazza Loggia, l’esposizione di alcune di quelle fotografie in bianco e nero raccolte nel fascicolo che viene conservato e che potrebbe ancora arricchirsi di altri contributi sconosciuti, come sconosciuti sono rimasti alcuni occhi dietro gli obiettivi. Ci sono però i noti, Oreste Alabiso, Silvano Cinelli, Renato Corsini, Ken Damy, Eugenio Ferrari, Bruno Massari, Popi Orioli, Pierluigi Putelli, Pasquale Zaccone, o Gino Barbieri, studente di Medicina con la passione della fotografia, che da una casa immortalò lo scempio dall’alto e che ieri era in vicolo delle Stelle. Si vedono loro stessi ripresi da altri in piazza. «Ci tremavano le mani» ha raccontato Corsini. «Stampavo e piangevo», ha rammentato Putelli, «mi nascondevo dal dramma dietro il mirino» ha commentato Barbieri. Putelli è arrivato sul posto dopo lo scoppio, ma a mezzogiorno le sue istantanee erano sull’edizione straordinaria della Notte che aveva gli uffici in corso Magenta. Le stampe di Corsini e di Ferrari dell’associazione La Comune, esposte subito nel pomeriggio attorno alla Bella Italia, furono acquistate per 700mila lire e comparvero su Epoca e sulla Domenica del Corriere. «Fra queste, a dimostrazione di come le immagini possono non essere la realtà, anche una che era nel rullino ma non c’entrava» ha sottolineato ieri Renato. Ci fu anche un dibattito a quei tempi, legato a due modi di intendere il reportage sulla violenza: mostrare o no la crudezza di certi istanti? «Le sensibilità erano diverse, oggi si punta molto di più alla sensazione, al mostro in prima pagina, alla spettacolarizzazione» ha rimarcato Corsini. AL TAVOLO della presentazione, con il presidente di Aab Massimo Tedeschi, c’era anche Filippo Iannaci che ha spiegato come la Casa della Memoria sia punto di riferimento per tutta la documentazione sulla strage ma che sia poi l’archivio di Stato il depositario. «Sulle fotografie le nuove norme pongono problemi di tutela della proprietà, anche per il loro valore economico. Non è più così facile pubblicarle». Tante testimonianze sono venute dalla sala, una al tavolo è stata accolta da calorosi applausi, quella di Alfredo Bazoli, figlio di Giulietta: «Conosco quasi tutte queste immagini, mi hanno aiutato a ricostruire la memoria di mia madre. Sono tasselli che si ricompongono ogni volta». •

Magda Biglia
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