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29.10.2020 Tags: Brescia

Pronto soccorso:
al Civile la
pressione è «sotto controllo»

Un infermiere al pre triage del pronto soccorso allestito nel periodo di massima pressioneLa zona triage del Pronto soccorso degli Spedali Civili
Un infermiere al pre triage del pronto soccorso allestito nel periodo di massima pressioneLa zona triage del Pronto soccorso degli Spedali Civili

«Il Pronto soccorso sta tenendo, non è sovraffollato perché al momento sta funzionando tutto il sistema ospedaliero, non solo quello del Civile ma dell’intera provincia». A dispensare parole rassicuranti in un clima di crescente tensione in tutta Italia è Ciro Paolillo, direttore del Pronto soccorso degli Spedali Civili di Brescia. IL SUONO penetrante delle sirene delle ambulanze non riempie le orecchie dei bresciani, ma da qualche tempo serpeggia l’inquietudine che i nosocomi cittadini siano tornati a riempirsi al limite della loro capienza. Il dirigente del Civile tiene a spiegare che, oggi, il sistema ospedaliero bresciano sta rispondendo bene all’aumentare quotidiano di casi Covid-19: «Il Pronto soccorso di un ospedale non è un’isola, se risulta sovraffollato è perché i pazienti non riescono ad andare verso i reparti di destinazione, a loro volta già troppo pieni di malati. Oggi a Brescia non è così. Abbiamo un normale flusso di pazienti e anzi, come sempre è accaduto in questi mesi dopo la pubblicazione di un Dpcm o di una ordinanza regionale restrittiva, da una settimana registriamo un leggero calo negli accessi al Pronto soccorso», spiega Paolillo. Un «fenomeno» che i sanitari imputano all’accrescimento della paura da parte dei cittadini: ulteriori misure di restringimento sulla mobilità mettono le persone davanti alla concreta realtà del virus che si sta diffondendo, più ancora di quanto riescano a fare i bollettini quotidiani sul numero di nuovi contagi e decessi. Sono soprattutto i codici considerati meno gravi (verde e bianco) a latitare in questi frangenti. «E’ anche vero che, con una minore circolazione delle persone soprattutto in orario notturno, ci sono meno incidenti stradali e di conseguenza meno pazienti da curare in emergenza per quel genere di traumi», sottolinea il direttore. Il carico di lavoro è dunque abbastanza normale, tanto che la Regione non ha ancora pensato di riattivare il pre-triage fuori dal Pronto soccorso per bloccare i pazienti prima che entrino nello stabile dell’ospedale. «Oggi abbiamo percorsi differenziati di accesso per chi presenta anche solo un sintomo riconducibile a Sars-Cov-2 – spiega Paolillo -. La persona viene immediatamente isolata in una zona apposita, e qui le viene fatto un tampone nasofaringeo per indagare la presenza del Coronavirus. Ovviamente, anche in assenza di sintomi, tutto il personale ospedaliero considera ciascun paziente come potenzialmente positivo, quindi sono tutti dotati dei dispositivi di protezione necessari per lavorare in sicurezza». LE PAROLE di Paolillo sono confermate anche dal monitoraggio in tempo reale dell’affollamento dei Pronto soccorso fornito dall’app Salutile di Regione Lombardia: in questi giorni nessuno dei reparti di emergenza degli ospedali bresciani risulta in sovraffollamento. «Sta funzionando tutto il sistema», ribadisce Paolillo, anche grazie al fatto che «non siamo più l’unico presidio a prendere in carico pazienti Covid. Ora da Esine a Manerbio, tutti gli ospedali si sono riorganizzati per accogliere pazienti con Coronavirus. E per fortuna, altrimenti avremmo iniziato ad avere qualche problema di contenimento». Inoltre, i malati che arrivano al Civile di Brescia da fuori provincia per alleviare la pressione su ospedali più interessati dall’aumento dei contagi, ora non passano più dal Pronto soccorso: «C’è un accordo grazie al quale il nostro reparto viene bypassato in questo caso. Se un paziente è già Covid conclamato – spiega il dirigente -, non ha senso che venga fatto passare nuovamente da un Pronto soccorso, quindi viene accompagnato direttamente nel reparto di destinazione, in modo che il nostro reparto resti quanto più possibile libero per le emergenze». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvana Salvadori
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