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19.01.2010

Psicoterapeuti in campo per Haiti


 Soccorsi ai bimbi di Haiti
Soccorsi ai bimbi di Haiti

Iniziano i saccheggi, rientrano i superstiti italiani e le Nazioni Unite parlano della più grave crisi degli ultimi decenni: ad Haiti la situazione si fa sempre più disperata, ma la macchina degli aiuti sanitari si è messa in moto. Anche quella della Regione Lombardia, a cui il Civile ha aderito dando la disponibilità ad accogliere i feriti haitiani. Ma, istituzioni a parte, si infittisce anche la rete delle sottoscrizioni lanciate da fondazioni e volontari per raccogliere fondi. Tra loro c'è anche «Resilience», associazione con sede a Gavardo, fondata da 7 psicoterapeuti (di cui 5 lavorano nel Centro di Formazione in Psicoterapia e Psicodiagnostica di Gavardo, diretto dal dr Antonio Galli), e che da tempo forma assistenti sociali e operatori specializzati in Paesi come Burundi, Costa d'Avorio, Georgia, Libano, Kazakistan. E Haiti. «L'ultima volta, ci sono andato solo due mesi fa, per formare 102 persone in 2 settimane - racconta con emozione Marcello Kreiner, 37 anni, psicoterapeuta, con 4 missioni ad Haiti alle spalle -: sto vivendo questa tragedia con estremo dolore. Proprio oggi, nel primo pomeriggio, sono finalmente riuscito a mettermi in contatto con uno psicologo haitiano con cui ho lavorato a lungo: casa sua è salva, ospita 25 famiglie di sfollati e provvede a recuperare acqua per tutti, anche se non è facile. Fosse per me - quasi si rammarica - sarei già partito per raggiungerli, spero di poterlo fare al più presto».
Costituita ufficialmente solo nel maggio dell'anno scorso, l'associazione «Resilence» si occupa di tutto quello che gli addetti ai lavori chiamano psicologia sociale: «Ad Haiti, per esempio, siamo approdati nel 2007, per formare personale specializzato, che potesse poi mandare avanti due centri di post-traumatizzazione, gestiti dalla Fondazione Avsi che collabora a doppio filo con noi». Questi due centri, uno a Cite Soleil («fulcro dell'inferno che si è scatenato ad Haiti», sottolinea Kreiner) e l'altro a Martissan, più a ovest, sono miracolosamente in piedi. Medici specializzati, quindi, ma che in questi Paesi, non si occupano di psicologia intesa in senso stretto: «Le strutture che collaboriamo a realizzare sono punti di riferimento per la scolarizzazione dei bambini, per le adozioni a distanza, per tutta una serie di attività sociali e di animazione, anche con le famiglie: questa, appunto, è psicologia sociale».
E il nome del gruppo di lavoro, in effetti, non è stato scelto a caso. «Resilence è il nocciolo del messaggio che intendiamo portare avanti nelle nostre missioni di formazione - spiega Kreiner -: il termine "resilienza" affonda il suo significato nella fisica, e indica la capacità di un materiale di ritornare alla forma originale dopo essere stato deformato sotto pressione. In campo psicologico, il concetto si riferisce quindi alla capacità di un soggetto di rispondere ai traumi, alle risorse cioè che, nonostante circostanze difficili, permettono all'individuo uno sviluppo flessibile ed equilibrato. A darci la forza di trasporre un progetto in realtà è stata l'esperienza decennale del nostro direttore, Antonio Galli, medico psichiatra di Gavardo».
Per qualsiasi informazione sull'attività dell'associazione è possibile chiamare al numero 0365. 373594; per la raccolta fondi Resilience ha attivato il conto corrente IT 68L 05116 545600 0000 0025 029, causale «Terremoto di Haiti».M.R.

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