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02.10.2020 Tags: Brescia

Qualità aria:
per Brescia
il voto è un 3

Voto 3, molto lontano dalla sufficienza ma un po’ meglio dello zero di Milano e Como, dell’1 di Monza, del 2 di Bergamo. È proprio brutta la pagella che l’edizione speciale «Mal’Aria» di Legambiente assegna a Brescia e alle altre città lombarde in occasione del 1° ottobre dell’entrata in vigore delle misure invernali antismog previste dall’Accordo di bacino padano del 2017. Secondo i limiti fissati dalla Ue, in questi ultimi tempi gli inquinanti attribuibili al traffico non stanno andando peggio che nel passato, ma stavolta il rapporto degli ambientalisti fa riferimento ai valori più bassi raccomandati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), che ha come target la tutela esclusiva della salute, e la situazione cambia. LE CENTRALINE Arpa dell’agglomerato di Brescia (Broletto, Villaggio Sereno, Rezzato e Sarezzo) hanno fatto registrare livelli di Pm10 sotto la soglia dei 50 microgrammi per metro cubo (ug/mc) per tutto il mese di settembre, se si esclude un episodio del 16 a Rezzato con 52 microgrammi. Va detto, tuttavia, che i 35 giorni di supero ammessi dalla Ue sono già stati consumati tutti dal Villaggio Sereno, che è a quota 36, mentre Rezzato ha già collezionato 47 giorni fuori norma (il Broletto è a 23 e Sarezzo a 14). Quanto al Pm2.5 le rilevazioni di settembre non sono disponibili, e il biossido di azoto nell’ultima settimana si è mantenuto tra i 40 e i 100 ug/mc. La pagella di Legambiente (che peraltro riguarda 97 città italiane), è stilata sulla base degli ultimi 5 anni, dal 2014 al 2018, e confronta le concentrazioni medie annue delle polveri sottili e del biossido di azoto. Ma prende a riferimento i limiti medi annui suggeriti dall’Oms, appunto, che sono di 20 microgrammi per metro cubo (ug/mc) per il Pm10, 10 ug/mc per il Pm2.5, 40 ug/mc per l’No2. Molto più stringenti rispetto a quelli della legislazione europea, rispettivamente di 50, 25 e 200 ug/mc. Ne viene che tutte le città lombarde risultano «insufficienti». Ciò fa dichiarare agli ambientalisti che quell’accordo sottoscritto con Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, «nel complesso risulta non sufficiente, a partire dal rinvio del blocco dei diesel Euro4». Già, perché proprio da ieri doveva scattare il divieto di circolazione anche per quel tipo di motori, invece slitta al gennaio 2021. La decisione – spiega la Lombardia – è stata presa dalle Regioni del bacino padano in seguito alla «riduzione delle emissioni complessive rispetto all’ordinario dovuta al lockdown e al persistere dello stato di emergenza fino al 15 ottobre». POTEVA ESSERE un’occasione per andare nella direzione indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma così non è stato. Dunque, «ci saremmo aspettati più coraggio dalla Regione Lombardia, che invece ha preferito rimandare all’anno nuovo il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti, che sarebbe dovuto scattare nelle città sopra i trentamila abitanti», commenta la presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto, convinta che «per affrontare davvero l’inquinamento atmosferico servano misure preventive, efficaci, strutturate e durature per evitare soprattutto i picchi di concentrazione di inquinanti destinati a ripetersi nella stagione invernale. Misure che, purtroppo, vengono introdotte con ancora troppa lentezza se non sono addirittura mancanti in Lombardia». Il report, poi, dedica un focus alle «auto come fonte principale di inquinamento in città», cosa di cui tutti si sono accorti proprio durante il lockdown. E ricorda che le emissioni fuorilegge delle diesel «continuano a causare un aumento della mortalità, come è emerso anche da un recente studio condotto da un consorzio italiano che comprende, consulenti, medici ed epidemiologi, e stima per la prima volta che i diesel superano, nell’uso reale, i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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