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16.07.2020

Reparti di
Medicina in
prima linea: Covid ancora in agguato

Il gruppo dell’equipe di Seconda Medicina
Il gruppo dell’equipe di Seconda Medicina

Le decisioni venivano prese ogni sera, quando saliva la marea dei contagiati. Ogni sera un pezzo di reparto smontato, per riattivarlo in «modalità Covid»: si aprivano 26 letti per volta e li si riempivano con i pazienti infetti, dopo avere spostato altrove i malati ospitati. In una settimana, tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, le Medicine dell’ospedale Civile hanno cambiato volto e vocazione mettendo a disposizione 182 letti per l’emergenza pandemica (complessivamente ricavati in Medicina 2, Medicina ad indirizzo endocrino-metabolico, Medicina 3, Epatologia e Gastroenterologia) e proiettandosi sulla gestione del problema principale, la polmonite da Coronavirus. È andata avanti così fino a metà aprile, prima di riprendere un lento cammino verso una nuova normalità. Oggi sono una cinquantina i posti dedicati ai pazienti Covid, ci sono ancora dei positivi ma soprattutto bisogna occuparsi dei «grigi», malati che non si possono definire con sicurezza «non Covid» perché presentano sintomi tipici, pur essendo negativi al tampone. UNA PRIMA LINEA che non è mai finita, quella delle Medicine, dove il prezzo pagato alla pandemia si sta rivelando più pesante del previsto: si iniziano a vedere pazienti con nuova diagnosi di neoplasia, anemie dovute a sanguinamento gastro-intestinale non diagnosticato prima, scompenso cardiaco o dolore toracico trascurati durante il lockdown. Anche il reparto non è più come prima, senza le voci dei parenti in visita – a cui è limitato in ogni caso l’accesso – e con l’area dei Covid isolata dal resto, come monito a non abbassare la guardia. «Viviamo giorno per giorno, non sappiamo cosa succederà e siamo consapevoli che le difficoltà da affrontare non sono poche – spiega Maria Lorenza Muiesan, che dirige la Medicina Generale 2 del Civile ed è ordinario di Medicina interna all’Università degli Studi di Brescia -. Ad esempio possiamo trasferire i pazienti nelle strutture di riabilitazione o nelle Rsa solo con tampone negativo e sierologia, ma questo complica le disponibilità dei letti per un reparto come il nostro che ha la percentuale più alta di pazienti inviati dal Pronto soccorso, pari a un tasso di occupazione del 99 per cento». Solo di notte le Medicine accolgono dai 6 ai 10 nuovi ingressi, e ci si deve occupare di tutto, tanto che le guardie notturne sono state raddoppiate: «Uno dei problemi principali che questa pandemia ha messo in evidenza è la necessità di acquisire più personale medico e infermieristico, indispensabile per le Medicine che – un tempo considerate ad intensità bassa – oggi per il livello di assistenza e le procedure effettuate sono reparti ad intensità di cura alta, con pazienti spesso “critici”», evidenzia Muiesan. ATTUALMENTE la proporzione è di un medico ogni 10 pazienti e un infermiere ogni 13, numeri non sufficienti per reparti che si occupano di malati complessi, con più patologie, spesso anziani. Un problema che si acuisce nei mesi estivi, in cui le Medicine devono far fronte a un carico di lavoro maggiore a causa della parziale chiusura dei reparti specialistici per consentire le ferie al personale. Se dovesse tornare una nuova ondata il reparto è preparato per riattivare nuovi posti Covid, si è dotato di ventilatori e monitor indispensabili, grazie a generose donazioni, ma soprattutto può contare sull’esperienza messa a fuoco in questi mesi: «Abbiamo imparato molto dal punto di vista medico, ed essere internisti ha aiutato, perché il nostro lavoro richiede sempre una visione globale del malato, la capacità di mettere insieme aspetti diversi», dice il primario, che raccomanda per l’autunno la vaccinazione antinfluenzale soprattutto agli anziani, per proteggerli e facilitare una diagnosi corretta e tempestiva. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco
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