CHIUDI
CHIUDI

29.01.2020

Rezzato
«Sconfiggiamo
questo virus»

In circa 400  si sono dati appuntamento per dimostrare che Rezzato «non è razzista»
In circa 400 si sono dati appuntamento per dimostrare che Rezzato «non è razzista»

Rezzato ha reagito e con coraggio si è rialzato. Rezzato, ieri sera, si è unito attorno a Madiha Khtibari per dire basta al razzismo, al sessismo e a qualsiasi altra forma di violenza. Un aperitivo solidale organizzato davanti al bar «Casablanca» di via Garibaldi: il locale gestito da Madiha, la 36enne italiana di origini marocchine, distrutto nella notte di lunedì da persone non degne di essere considerate tali. Le stesse che, dopo aver lacerato le tende del gazebo e sfondato la vetrata all’ingresso, hanno lasciato oltraggiose firme fatte di ingiurie, di croci celtiche e svastiche. Un atto vergognoso e colmo di odio ma la risposta è stata immediata: la comunità rezzatese e le numerose realtà locali e bresciane non sono rimaste in silenzio a guardare. Ne è nato così un incontro spontaneo: parrocchia, cittadini e associazioni, si sono uniti, dando vita a una raccolta fondi per aiutare la giovane imprenditrice a pagare i danni del terribile raid e poter riprendere il lavoro il prima possibile. Un invito raccolto da 400 persone, riunite ieri nel piazzale davanti al bar, per «difendere i diritti delle persone e i valori della Costituzione, per non permettere che azioni del genere passino inosservate», come sottolineato da Nino Bertelé della segreteria provinciale Anpi. Un gesto di amore e di solidarietà capace non solo di esprimere la più profonda indignazione ma anche di ribadire, attraverso un aiuto concreto, che nulla di quanto accaduto deve essere banalizzato.


«NON POSSIAMO più accettare azioni del genere, non possiamo dare adito ad una politica che rincorre la diffidenza nei confronti del diverso», ha sottolineato Rosanna Mezzana dell’associazione «Nonsolonoi» di Rezzato. Madiha, ieri, non era presente ma ha voluto lasciare un messaggio di una donna forte, coraggiosa e allo stesso tempo sensibile: l’intero ricavato dell’aperitivo dovrà essere devoluto a chi ne ha più bisogno. «Quando ieri l’abbiamo sentita era molto turbata ma ha voluto precisare una cosa: lei non ha denunciato per avere un aiuto economico ma perché intendeva risvegliare le coscienze nei confronti di un atto vergognoso – ha precisato Umberto Gobbi -. Questa iniziativa parte in primis dai cittadini di Rezzato ed è stata immediatamente accolta da tutti noi». Perché Brescia non è razzista: lo ripete più volte Cristiano, papà di una ragazzina mulatta di 11 anni, insultata e offesa a scuola dai suoi compagni per il colore della pelle. «Il razzismo – afferma con rabbia - è un virus letale che dobbiamo fermare».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1