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25.09.2020 Tags: Brescia

Rianimazione, in
arrivo 24 medici
da dicembre per il potenziamento

Ieri tappa bresciana per il truck mobile tour della Siaarti
Ieri tappa bresciana per il truck mobile tour della Siaarti

«Bisogna fare come nella guerra in Vietnam: prima ancora di aver riempito una trincea, iniziare a scavare quella successiva». La «trincea» sono i letti disponibili in Rianimazione, nella metafora impervia ma illuminante di Frank Rasulo, medico della II Terapia intensiva del Civile, che dal suo background italo-americano lo ha capito subito: per contrastare l’ondata Covid era imperativo anticipare le risposte. Così è stato, con posti triplicati durante l’emergenza (da 33 a 95 al Civile). Così si continua a fare, con il piano di potenziamento regionale che porterà a quadruplicare i posti di sub-intensiva al Civile, dove da dicembre saranno operativi 24 nuovi rianimatori, affiancati da infermieri in parte distaccati da altri settori e in parte stabilizzati. SI PUNTA anche sulle nuove leve: i posti nella Scuola di specialità in Rianimazione a Brescia quest’anno sono saliti da 25 a 42. «Dobbiamo essere sempre più performanti, e per questo serve personale preparato – dice Sergio Cattaneo, primario della Rianimazione Cardiochirurgica -. La vera sfida è riuscire a gestire i casi Covid senza chiudere altri reparti». «Già prima della pandemia i letti e i medici di Terapia intensiva erano insufficienti per la popolazione, nell’immediato sarà difficile un aumento drastico ma nell’arco di 5 anni si potrà andare a regime (l’obiettivo del Ministero è raggiungere 8500 posti sul territorio nazionale rispetto agli attuali 6500, ndr.)», riflette Flavia Petrini, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (SIAARTI), che ieri ha fatto tappa al Civile con il truck mobile del tour nazionale «In viaggio con I-Care», per incontrare cittadini e operatori. Nella I Rianimazione del Civile, uno dei 5 hub Covid regionali, la situazione è stabile, con 7 pazienti ricoverati, ma si rimane in vigile attesa perché «i segnali sono di un lento e progressivo aumento», riferisce il primario Gabriele Tomasoni. La nota positiva è che l’ultimo decesso per Covid risale a circa un mese fa, a conferma che la letalità del virus si è abbassata (ma non la sua gravità), complice l’età più giovane dei pazienti e la maggiore esperienza maturata dai medici. «Covid-19 ci dimostra come la natura può essere estremamente violenta, e come le terapie e il nostro impegno non bastano da soli ad arginare un’eventuale seconda ondata – avverte Nicola Latronico, primario della II Rianimazione -. È necessario non abbassare la soglia di attenzione, continuare ad usare le mascherine, praticare il distanziamento sociale, lavarsi spesso le mani, gesti fondamentali per tenere i contagi sotto controllo». L’appello dei rianimatori è alla responsabilità e al senso civico di ciascuno, perché se i numeri rimarranno circoscritti anche le Terapie intensive potranno funzionare al meglio, scongiurando gli scenari dello scorso marzo. Quando non c’era posto per accogliere tutti i malati, e la SIAARTI ha pubblicato raccomandazioni che individuavano nella possibilità del paziente di ricevere beneficio dalle cure disponibili il discrimine per l’accesso in Rianimazione. «L’etica clinica è un aspetto cruciale che appartiene all’intera medicina, non solo ai rianimatori. È un tema su cui ci si deve confrontare per costruire una cultura comune, perché la responsabilità non è solo del medico di guardia che alle tre di notte deve fare una scelta, ma è frutto di una catena decisionale su più livelli», osserva Alberto Giannini, primario della Rianimazione pediatrica, fra gli autori del documento SIAARTI. Lezioni da assimilare in vista della nuova fase che ci aspetta, «in cui dobbiamo ripartire dai valori fondanti del Sistema sanitario nazionale, e mettere a fuoco un modello per il futuro – riflette il direttore generale del Civile, Massimo Lombardo -. Se tornassimo indietro come se nulla fosse successo, avremmo perso un’occasione». •

Lisa Cesco
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