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29.08.2020

«Rientro a scuola Per i pediatri regole non sostenibili»

Tamponi per i bambini: i tempi si stanno allungando
Tamponi per i bambini: i tempi si stanno allungando

Qualche linea di febbre e un colpo di tosse basterà a mettere in allarme un’intera classe. E a gestire il fuoco incrociato di preoccupazioni, ansie e attese, e pure qualche insulto, ci saranno i pediatri di libera scelta. A Brescia sono circa 120 in tutta la provincia e quel che li aspetta è un autunno-inverno di fuoco. «NON SAPPIAMO se resteranno queste le linee guida del Ministero o se verranno modificate, ma così come sono oggi appaiono difficilmente sostenibili con l’avvicinarsi delle prime patologie respiratorie tipiche della stagione più fredda». A dirlo è Analia Carmen Perini, pediatra in città e presidente del Collegio revisori all’Ordine dei Medici di Brescia. Il Ministero della Salute, nelle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai Sars-Cov-2 nelle scuole, ha sancito il ritorno del certificato medico di riammissione a firma del pediatra per ogni alunno che si assenterà da scuola per motivi di salute. «Oggi sappiamo che per ogni bambino con temperatura corporea superiore a 37,5 gradi e sintomi gastrointestinali o respiratori dobbiamo richiedere un tampone nasofaringeo per indagare la presenza di Sars-Cov-2. Disgraziatamente, i tempi di attesa dell’Ats di Brescia, a cui spetta il compito di contattare la famiglia e fissare la data del tampone, si stanno allungando arrivando a superare anche la settimana» spiega la pediatra. E, poichè la famiglia e i contatti stretti del bambino devono stare in isolamento fino all’esito negativo del tampone, la situazione si sta facendo sempre più tesa senza che le scuole siano nemmeno iniziate. «Non è raro che riceviamo insulti da parte dei genitori quando prescriviamo un tampone perchè tutti devono stare in quarantena preventiva e, se i tempi di attesa sono così lunghi, possiamo capire il disagio per chi deve organizzarsi con il lavoro - aggiunge -, ma noi non possiamo fare altrimenti». Nessun pediatra firmerà un certificato medico di riammissione a scuola, o all’asilo, senza la conferma del tampone negativo: «Ne rispondiamo penalmente, a oggi non disponiamo di nessun’altra strumentazione che possa darci un esito più rapido e sicuro sulla presenza del virus da utilizzare direttamente in studio e abbreviare i tempi di risposta, dobbiamo ricorrere necessariamente al tampone per chi ha sintomi riconducibili al Sars-Cov-2» spiega la pediatra Perini. Ancora peggiore, tuttavia, saranno le situazioni ibride, come ad esempio il bambino che si sfebbra dopo 24 ore, per le quali il protocollo non prevederebbe il tampone, ma i pediatri dovranno comunque estendere il certificato, e prendersi tutte le responsabilità del caso. Durante i mesi estivi, però, si è adottato un metodo diverso, che sembra aver funzionato: «Erano i genitori ad autocertificare lo stato di salute dei propri figli per il rientro ai centri estivi dopo un periodo di malattia che non presentasse sintomi da Covid-19, non i pediatri. Chiediamo con forza che non spetti a noi redigere il certificato di rientro per ogni malattia ma che possa bastare l’autocertificazione del genitore» continua la pediatra, «anche perchè è complicato accogliere i pazienti in studio per le visite che dovrebbero essere almeno due, la prima e quella per la certificazione della guarigione. Dobbiamo mantenere il distanziamento, ricevere un paziente ogni mezz’ora per sanificare dopo ogni passaggio ed evitare che le persone si incontrino, e comunque gli studi medici non sono generalmente gli ambienti più salubri». Nemmeno la telemedicina oggi potrebbe risolvere il problema: «Potrebbe essere una delle proposte di Ats per agevolare la situazione, ma non ci sono le coperture legali corrette per effettuare le visite attraverso una videochiamata e produrre anche una certificazione. Nessuna assicurazione medica ne risponderebbe in caso di denuncia, non possono chiederci di rischiare tanto» conclude la dottoressa Perini. •

Silvana Salvadori
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