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31.05.2020 Tags: Brescia

«Rombo» d’amicizia I bikers aiutano i bambini

Baca: Bikers Aganist Child Abuse
Baca: Bikers Aganist Child Abuse

Dieci anni dalla parte dei bambini rombando sulle due ruote: i Baca, Bikers Aganist Child Abuse, motociclisti dal cuore tenero a dispetto di un’apparenza da duri (abbigliamento in pelle e borchie come divisa, un teschio con le tibie incrociate nel logo) sono approdati giusto un decennio fa nella nostra città. È stata la prima sede e la versione italiana, adattata ai nostri sistemi legislativi e socio- assistenziali, di un’associazione di volontariato nata nel 1995 in America contro gli abusi nei confronti dei bambini, per difenderli e sostenerli, ridare loro sorrisi e fiducia nel mondo degli adulti. «Il lockdwon è stato pesante anche per loro, in special modo nei casi in cui si siano trovati all’interno di ambienti non del tutto armonici» spiega Morris, una motociclista che crede nell’importanza di dare una famiglia in più, quella dei motociclisti appunto, a bambini feriti. Per «abuso» non si intende naturalmente solo la molestia-violenza di natura sessuale, ma tutte le più svariate forme di maltrattamento, da quello fisico a quello psicologico. L’intervento dei centauri, volontari dal cuore generoso, non è diretto, ma mediato dalle istituzioni che si occupano di questo tema delicato, collaborando con case famiglia e istituti o con le persone che si occupano dei singoli bambini o dei ragazzi. I volontari offrono il loro tempo e la loro amicizia, giocando con i ragazzini e facendoli sentire più sicuri e sereni, oppure raccogliendo fondi e beni di prima necessità, eseguendo pure alcuni piccoli lavori. I MOTOCICLISTI sono sempre almeno in due per evitare ogni forma di fraintendimento o situazione poco chiara, ma l’idea di base è quella di sfruttare il «carisma» che bambini e adolescenti attribuiscono quasi sempre alla figura del motociclista. Il biker incarna l’idea della forza, della persona che compie avventure positive e che sa attraversare il buio senza farsene intrappolare. Il pensiero alla base dell’iniziativa è che un’amicizia disinteressata, una fratellanza diffusa, un rombo di motore possono fare molto per chi fatica a ritrovare tranquillità e fiducia vero i «grandi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

MI.MON.
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