CHIUDI
CHIUDI

16.07.2020 Tags: Brescia

Rsa, difficile ripartenza e rapporti da ricostruire

Vanno ricostruiti i rapporti umani per gli ospiti delle Rsa
Vanno ricostruiti i rapporti umani per gli ospiti delle Rsa

Sembrano più pesanti dello stesso virus le conseguenze dell’isolamento sugli anziani ospiti delle Rsa: le case di riposo, alle prese con i problemi finanziari provocati dalla chiusura all’esterno, si sono rese conto subito degli effetti dell’interruzione dei rapporti tra ospiti, famiglie e società. Le regole per la ripresa dei contatti (durata limitata, schermi in plexiglas o distanziamento, sanificazione dell’area dopo ogni incontro) pesano su visitatori e personale non meno che sugli ospiti. Ricostruire rapporti interrotti richiede un impegno psicologico faticoso per lo stesso personale: mancano esperienze dell’isolamento totale come condizione di sopravvivenza: «Nel periodo dell’isolamento - è il racconto di Elena, che dopo quattro mesi ha potuto fare visita alla madre ultranovantenne nella struttura di Palazzolo - ci vedevamo e parlavamo con videochiamate: anche se breve, era l’unico contatto possibile. L’altro giorno, dopo avere fissato l’appuntamento, ho visto mia mamma dopo quattro mesi, separate da un tavolo e da uno schermo di plexiglas, in una stanza con un’assistente della casa di riposo che l’ha accompagnata. Anche se l’incontro è durato solo 25 minuti, di più non era possibile, è stata l’esperienza più angosciante di tutta la mia vita. Mamma è un po’ sorda e ci vede poco, ma prima dell’isolamento ci incontravamo regolarmente ogni settimana. Era “viva“, partecipava e si interessava a tutto: scambiavamo pensieri, ricordi e impressioni dialogando senza difficoltà. Stavolta invece sembrava “spenta“: dovevo alzare la voce, quasi gridare, per farmi sentire e per fortuna la dottoressa, che devo ringraziare, ci ha aiutato, quasi come un interprete. Grazie a lei siamo riuscite a parlarci ma non c’era la stessa luce nei suoi occhi». DON PAOLO SALVADORI, del Cda della Rsa Don Cremona di Palazzolo, che durante la pandemia ha perso 20 ospiti, ha spiegato: «Abbiamo aperto alle visite dei parenti rispettando tutte le regole a tutela degli ospiti e certo è importante ristabilire i rapporti con le famiglie e la società. Gli anziani hanno bisogno e diritto di ritrovare affetti e persone». «La chiusura all’esterno - è invece la riflessione di Augusto Picenni, presidente di Villa Serena di Pontoglio - ha avuto riflessi pesanti sui nostri ospiti abituati a incontrare i parenti e i volontari. La lunga durata della chiusura ha inciso molto togliendo loro interessi e stimoli. Il personale ci ha fatto notare l’aumento di difficoltà di relazioni e lo scarso interesse per le attività sociali. Gli operatori segnalano l’aumento della depressione, lo scarso interesse ad attività e la comparsa di inappetenza. Abbiamo ristabilito le visite, previo appuntamento, con i parenti che stanno tornando a trovarli ma certo l’isolamento ha pesato su tutti degenti e personale. Un’esperienza del genere nessuno l’ha vissuta in precedenza». «Mia zia molto anziana - è il racconto infine di una parente di un’ospite di Villa Serena - aveva già problemi prima della chiusura. L’ho rivista una decina di minuti un paio di giorni fa, sulla carrozzella: era molto debole, ma soprattutto mi è sembrata senza lucidità e interessi. Non so se mi ha riconosciuto quando mi ha salutato dalla carrozzella alzando la mano come per dirmi ciao». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giancarlo Chiari
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1